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Reset. Storia di una creazione

Al cinema dal 12 al 14 febbraio

Arriva nelle sale italiane il documentario di Thierry Demaizière e Alban Teurlai che segue la nascita di una creazione di Benjamin Millepied durante la sua direzione all’Opéra di Parigi

6 Feb
2018
14:55
  • Benjamin Millepied
    Benjamin Millepied
  • Alcune scene dal documentario Reset. Storia di una creazione
    Alcune scene dal documentario Reset. Storia di una creazione
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    Alcune scene dal documentario Reset. Storia di una creazione
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Dal 12 al 14 febbraio, arriva nei cinema italiani Reset. Storia di una creazione, il documentario di Thierry Demaizière e Alban Teurlai, che racconta la genesi di Clear, loud, bright, forward, spettacolo di Benjamin Millepied per l’Opéra di Parigi.

Noto nel mondo cinematografico per aver curato le coreografie de Il cigno nero di Darren Aronofsky, nel 2014 Benjamin Millepied è nominato direttore del Corpo di Ballo dell’Opéra di Parigi. Durante la breve direzione, il coreografo si fa promotore di una fase di rinnovamento della prestigiosa istituzione parigina, tra cui rientra anche questa nuova coreografia di trentatré minuti con sedici ballerini. Il documentario segue la nascita di Clear, loud, bright, forward, raccontando allo stesso tempo le vite e i pensieri dei giovani ballerini, svelando i dietro le quinte dell’Opéra di Parigi. Un’occasione unica per seguire da vicino il processo creativo del coreografo e il lavoro compiuto con i danzatori.

Reset. Storia di una creazione fa parte del progetto I Wonder Stories, l’appuntamento mensile per vedere su grande schermo i documentari più straordinari e le storie più rivelatrici, realizzato in collaborazione con Biografilm Festival – International Celebration of Lives, Regione Emilia-Romagna, Unipol Gruppo Finanziario, Sky Arte HD, Radio2, FICO Eataly World, Archilovers e MYmovies.it. Il film sarà preceduto in sala da una video-introduzione di Andrea Delogu ed Ema Stokholma, voci di Radio2.

 

 

Quattro domande a Benjamin Millepied

Com’è stato essere seguito dalla troupe anche durante i momenti privati?
«Mi sono dimenticato presto di loro. La loro presenza era più un piacere che un fastidio. Mi sentivo piuttosto a mio agio».

Ti vediamo prendere appunti, disegnare, riprendere e scattare fotografie durante tutto il film. Le immagini sono uno strumento importante per il tuo lavoro?
«Sì, mi piace molto fotografare. È difficile catturare la bellezza di un istante attraverso la semplice immaginazione. Riprendere immagini è un atto semplice ma che mi aiuta molto nel lavoro. Il video mi permette di prendere una certa distanza dal mio balletto, di correggerlo e migliorarlo».

Cosa hai pensato vedendo questo documentario?
«È stato molto interessante vedere me stesso al lavoro all’interno del teatro. Quella distanza mi ha permesso di capire diverse cose; è un grande aiuto oggi».

Quale film sulla danza, che sia fiction o documentario, ha lasciato maggiormente un’impronta su di te?
«Scarpette rosse, Il cigno nero (ovviamente!), Il sole a mezzanotte e Cantando sotto la pioggia».

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