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Romaeuropa Festival

Kirina apre la 33esima edizione

Dal 19 settembre al 25 novembre torna a Roma il festival della creatività internazionale: oltre trecento gli artisti coinvolti con le loro storie e le loro visioni

13 Set
2018
19:00
  • Kirina, un viaggio tra Africa e Occidente con le coreografie di Serge Aimé Coulibaly © Philippe Magoni
    Kirina, un viaggio tra Africa e Occidente con le coreografie di Serge Aimé Coulibaly © Philippe Magoni
  • Grand Finale di Hofesh Shechter © Rahi Rezvani
    Grand Finale di Hofesh Shechter © Rahi Rezvani
  • Red – A Documentary Performance di Wen Hui © Dai Jianyong
    Red – A Documentary Performance di Wen Hui © Dai Jianyong
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«Un Festival Mondo che fisicamente intercetta e convoglia pensieri e progetti, incrocia temi e questioni al cuore del nostro vivere come modalità di libero sviluppo della ricerca artistica, sovrapponendo le generazioni e permettendosi incursioni in territori molto distanti, eleggendo le contraddizioni e le diversità al cuore del proprio operare come pratica di racconto del presente attraverso le opere degli artisti che crediamo significativi». Così Fabrizio Grifasi, direttore generale e artistico della Fondazione Romaeuropa, introduce la 33esima edizione del festival, in scena dal 19 settembre al 25 novembre in diversi luoghi della capitale.

Il titolo di questa edizione, Between Worlds, ben sottintende la volontà di superare i confini nazionali ed europei per aprirsi al mondo intero attraverso lo sguardo di più di trecento artisti chiamati a raccontare e interpretare la contemporaneità attraverso le loro storie, le loro visioni. Più di sessanta le compagnie coinvolte, di cui quaranta per la prima volta al festival, provenienti da ventiquattro Paesi: musica, danza, arti visive e performative, teatro, circo e nuove tecnologie si alterneranno e si mescoleranno in una grande festa della creatività.

Per l’apertura di Romaeuropa, il 19 settembre, il Teatro Argentina ospita Kirina, un viaggio tra Africa e Occidente che unisce la danza del coreografo Serge Aimé Coulibaly, la voce e le musiche della cantante Rokia Traoré e i testi dello scrittore e studioso Felwine Sarr. Nella sezione STORIE, in cui alla creazione artistica contemporanea è affidato il compito di narrare la realtà, con le sue complessità e le sue contraddizioni, vedremo anche la Living Dance Studio Beijing, compagnia guidata dalla coreografa Wen Hui, con Red – A Documentary Performance, racconto della Cina maoista tra gli anni Cinquanta e Settanta a partire dal confronto tra due generazioni di danzatrici intorno al balletto, simbolo della rivoluzione culturale cinese, The Red Detachment of Women, del 1964.

In #minaret, il coreografo libanese Omar Rajeh con la sua compagnia Maqamat ci fa riflettere sul modo in cui rispondiamo all’assuefazione alla violenza generata da social media, film e tv.

Per la sezione VISIONI saranno in scena, tra gli altri, gli israeliani Sharon Eyal e Gai Behar con Love Chapter 2, una riflessione sul tema dell’amore attraverso musica elettronica, danza e tinte glamour. In Grand Finale, Hofesh Shechter torna a sedurre con la sua danza rituale ed energica accompagnata da musiche eseguite dal vivo e dalle scenografie di Tom Scutt.

Ai nomi più interessanti della danza europea sono dedicate le giornate di Dancing Days, a cura di Francesca Manica: l’olandese Keren Levi, in The Dry Piece XL Edition, riflette sul modo in cui viene rappresentato e percepito il corpo femminile, mentre in Opus, il greco Christos Papadopulos si concentra sul rapporto tra musica e movimento; la norvegese Ingrid Berger Myhre mette in questione il modo in cui il linguaggio può cambiare la nostra percezione di una performance, mentre i viennesi Luke Baio e Dominik Grünbühel uniscono videoproiezioni e tecniche di morphing nella loro performance, Ohne Nix.

Spazio anche agli italiani con Salvo Lombardo che, nel suo Excelsior, rilegge l’omonimo balletto ottocentesco interrogandosi su cosa rimanga, oggi, dell’idea di Occidente nata nel Diciannovesimo secolo. Il festival ospita anche Luna Cenere, con Kokoro, e Sara Sguotti che, in S.rituale, pone al centro il proprio piacere. Lo spettacolo, vincitore di DNAppunti coreografici 2017, anticipa la nuova edizione del premio dedicato ai giovani coreografi italiani, in scena il 21 ottobre.

Torna anche l’appuntamento con REF Kids, il focus, curato da Stefania Logiudice, interamente dedicato a un pubblico giovane (dai 18 mesi in su) e alle loro famiglie, articolato in tre differenti fine settimana negli spazi del Mattatoio e nel quartiere di Testaccio.

Date e luoghi di tutti gli appuntamenti sul sito di Romaeuropa Festival.

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  • Kirina © Philippe Magoni
    Kirina © Philippe Magoni
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