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Petit

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Roland Petit, Villemomble (Parigi) 13 gennaio 1924 - Ginevra 10 luglio 2011

Articolo inviato da: Marino il 03/11/2011 - 00:00

Ballerino e coreografo francese, Roland Petit è figlio di un francese, barista al mercato di Les Halles, e di un'italiana, la genovese Rose Repetto, nota per aver fondato nel 1947, proprio su suggerimento del figlio, la casa di produzione di scarpette e accessori per la danza che porta il suo nome. Roland è stato uno degli ultimi innovatori dello spettacolo con danza che, seguendo la lezione di Diaghilev, hanno trasformato le loro creazioni coreutiche in esempi di teatro totale: tali esiti sono scaturiti da una stretta collaborazione con i massimi pittori, letterati e musicisti del momento e da un costante rinnovamento del proprio lessico espressivo ottenuto contaminando il linguaggio classico della danza accademica con i generi più disparati di spettacolo contemporaneo. Per le creazioni di Petit, lavorano in simbiosi tra loro e col coreografo stilisti del calibro di Yves Saint-Laurent e Christian Dior per disegnare i costumi, pittori quali Max Ernst, Christian Bérard, Léonor Fini, Antoni Clavé, Carzou e René Allio per le scene, scrittori, poeti e drammaturghi quali Jean Cocteau, Jacques Prevert, Boris Kokhno per fornire i soggetti dei balletti, mentre le musiche sono commissionate a compositori quali Henri Sauguet, Marcel Landowski e Maurice Jarre. Di rilievo sono le collaborazioni col musicista, paroliere, poeta, pittore e regista francese Serge Gainsbourg. Chiamando a sé artisti eterogenei del momento, coordinandoli e lavorando con essi, Petit concretizza la concezione teatrale cui rimarrà fedele per tutta la vita. Indifferente ai virtuosismi tecnici di impatto plateale, privilegia la cura del dettaglio sofisticato. Sebbene si distingua anche nelle creazioni astratte, è un grande maestro nel trattare il balletto narrativo curandone l'aspetto corale e riuscendo sempre a sintetizzare la vicenda in poche, essenziali scene, anche quando affronta soggetti tratti da creazioni letterarie di grande complessità drammaturgica. Particolarmente significativo è l'utilizzo che fa del passo a due per esplorare il rapporto psicologico dei personaggi. Ha avviato collaborazioni durature e profonde con i più importanti ballerini del '900: Margot Fonteyn, Rudolf Nureyev, Michail Baryshnikov, Patrick Dupont, Luciana Savignano, Elisabetta Terabust, Dominique Khalfouni, Carla Fracci e, naturalmente, Zizi Jeanmaire. Contribuisce a lanciare nuovi talenti come Jean Babilée, Nathalie Philippart, Colette Marchand, Leslie Caron, Denys Ganio, Jean-Charles Gil, Jean-Pierre Aviotte, Luigi Bonino, Massimo Murru, Lucia Lacarra e Cyril Pierre.

Inizia gli studi accademici nel 1933, a nove anni, alla Scuola di Ballo dell'Opéra di Parigi, dove, tra i suoi compagni di corso, incontra la coetanea René Jeanmaire, che sarà la sua compagna, musa ispiratrice, sposa dal 1954 e madre della loro figlia Valentine. Qui studia con Gustave Ricaux e si esibisce in un balletto per piccoli ballerini: L’éventail de Jeanne. Già nel 1940 entra a far parte del Corpo di Ballo dell'Opéra, dove trova l'appoggio e la guida di Serge Lifar, all'epoca direttore del Ballo alla Maison parigina. All'Opéra debutta appena sedicenne e danza sia nelle creazioni di Lifar che nel repertorio ricostruito da Carlotta Zambelli e da Albert Aveline, facendosi subito conoscere dal pubblico per le innate doti di interprete. Contemporaneamente studia da Madame Roussanne allo studio Wacker al fianco di Maurice Béjart e Nelly Guillerme, in seguito nota come Violette Verdy. E' del 1941 il suo incontro con Janine Charrat, che lo guiderà nel suo apprendistato coreutico. Dal 1942 concepisce le prime coreografie, pezzi brevi che presenta in numerosi recital, i Gala Pleyel presso l'omonima sala, ai quali partecipa con Marcel Bourgat e Janine Charrat durante il periodo bellico. Tra queste Saut du tremplin e, nel 1943, il passo a due Paul et Virginie, che interpreta egli stesso con la Charrat, su musica di Saguet, scene e costumi di Marie Laurencin, tratto da Bernardin de Saint-Pierreai; seguono creazioni in collaborazione con la Charrat. Nel 1943 è nominato Sujet all'Opéra e qui crea il ruolo di Carmelo ne L'Amor Brujo (Amour Sorcier) di Lifar. Ancora alla Salle Pleyel, nel 1944 va in scena il suo Orphée et Eurydice, su musica di Frank, costumi e accessori di scena di Jean Cocteau, che interpreta sempre con la Charrat.
Completamente assorbito dal lavoro creativo, per potervisi dedicare con la massima libertà preferisce dimettersi dall'Opéra a soli vent'anni nel 1944, al momento della Liberazione, portando con sé la giovane promettente Renée Jeanmaire. Segue le lezioni di Boris Kniasseff, che ha messo a punto dei corsi di sbarra a terra, e ha l'opportunità di aderire alle Soirées de la Danse, presso il Teatro Sarah Bernhardt. Si tratta di rappresentazioni organizzate dal critico francese Irène Lidova, che ha qui riunito un gruppo di giovanissimi talenti per sei concerti di danza nell'inverno 1944-45. L'idea è di aprire una sorta di laboratorio di balletto per giovani coreografi, insofferenti ai limiti tradizionalmente imposti dall'Opéra di Parigi. Per Petit è l'occasione, oltre che di esibirsi, di presentare le sue prime creazioni. Lavora in coppia con Janine Charrat e sotto la direzione della Lidova. Accanto a lui e alla Charrat, nel gruppo sono presenti Nina Vyroubova, Renée Jeanmaire, Colette Marchand, Jean Babilée e Nathalie Philippart. Petit contribuisce alle serate con cinque o sei creazioni brevi in due anni, da Ballet Blanc su musica di Chopin a Guernica. Danzano in condizioni assai difficili, accompagnati dal pianoforte, su un palcoscenico nudo con costumi improvvisati da loro stessi. Ma l'impressione è così favorevole che Christian Bérard e Boris Kochno incoraggiano Petit a presentare un recital al Theatre des Champs Elysées con i suoi compagni d'avventura e a pensare a qualcosa di più duraturo, come una compagnia.

Per l'occasione Petit vuole creare un balletto: si rivolge allo scrittore Boris Kochno per il soggetto, chiede scene e costumi a Christian Bérard e commissiona la musica al compositore Henri Sauguet. Ne viene Les Forains, che debutta nel 1945 al Théâtre des Champs Elysées per l'interpretazione di Nina Vyroubova, Ethery Pagava, Marina de Berg e dello stesso Petit. Il balletto è uno studio della vita di ristrettezze e stenti di un gruppo di artisti di strada girovaghi: arrivano in una cittadina, montano il loro teatro e si esibiscono nei loro numeri. Gli abitanti prestano ben poca attenzione alle loro fatiche e, in una scena di grande amarezza, si allontanano senza elargir loro compenso alcuno, mentre gli artisti, afflitti da freddo, stanchezza e mancanza di cibo, sono costretti a mettersi nuovamente in cammino. Il pezzo dà a Petit immediata popolarità. Numerosi sono i passaggi assai felici, che confermano l'inventiva e il senso del teatro del coreografo: una memorabile danza delle ombre cinesi; l'idea di coinvolgere gli spettatori presenti nei numeri dei saltimbanchi; le acrobazie di una bimba su una sedia; il passo a due del prestigiatore, magistralmente interpretato da Wladimir Skouratoff, con una bambola con tanto di lancio di colombe verso il pubblico al finale. Tra i tocchi di tenera poesia va ricordato il momento in cui il palcoscenico rimane deserto, dopo la partenza dei saltimbanchi delusi, interrotto dal ritorno della bimba, mandata a recuperare la gabbia vuota delle colombe, che era stata dimenticata.
Il successo della serata convince Boris Kochno e Petit a organizzare alcune serate di balletto al Théâtre Sarah Bernardt. Roger Eudes, direttore del Théâtre des Champs Elysées dove ha debuttato Les Forains, ne è così impressionato che suggerisce a Petit di fondare una compagnia che abbia sede nel suo Teatro. Al gruppo iniziale di giovani artisti si uniscono ballerini dell'Opéra per presentare nel 1945 un piccolo repertorio che include la ripresa di Les Forains. E' da queste rappresentazioni che, grazie anche all'aiuto economico del padre di Petit, prende vita una nuova compagnia permanente, sotto la direzione artistica di Boris Kochno e coreografica di Petit: Les Ballets des Champs Elysées che debuttano nell'ottobre del 1945 e si esibiscono al Théâtre des Champs Elysées, sotto la guida del direttore del Teatro Roger Eudes. E' lo stesso Kochno a osservare che il successo dell'impresa deriva dal fatto che, con l'eccezione di Divertissements di danza accademica, il repertorio della compagnia raccoglie novità animate dall' "esprit du théâtre dansé". La compagnia si distingue per l'elevato livello artistico, le coreografie sperimentali, l'elegante décor e per i prestigiosi collaboratori come Cocteau, Kochno e Bérard che hanno alle spalle un'esperienza con Diaghilev. Petit e Charrat sono i primi a creare per la nuova compagnia, che, poco dopo, presenta anche balletti di Babilée e Milloss.

Dal 1945 fino al 1947, Roland Petit assume il ruolo di coreografo principale e maître de ballet della compagnia, per la quale, dopo il fortunato Les Forains, crea un gruppo di lavori di grande rilievo in stretta collaborazione con grandi artisti contemporanei: del 1945 sono Déjeuner sur l'herbe, La Fiancée du Diable e Le Rendez-Vous, che debutta con Les Ballets des Champs-Élysées, però al Théâtre Sarah Bernhardt, a Parigi. E' basato su un poema terminato da poco di Jacques Prévert per Petit, dove si tratteggia la Parigi bohemienne dell'immediato dopoguerra. Dietro suggerimento del poeta, Petit si rivolge a un gruppo di amici dello scrittore per l'allestimento: affida i costumi al pittore Mayo e il décor fotografico a Brassai, utilizza la musica suggestiva di Joseph Kosma, che include la canzone Les Enfants qui s'aiment, ingaggia Fabien Loris come cantante. La produzione si arricchisce di un sipario di Picasso, che Petit in persona riesce ad ottenere dal Maestro. In scena Petit affianca Marina de Berg e Roger Blin. E' la storia di un giovane che, all'esterno di una sala da ballo, è intento a leggere il proprio oroscopo, che gli predice la morte imminente. Nell'ombra è appostato un gobbo minaccioso, che lo assale con un rasoio affilatissimo. Il giovane gli sfugge distraendolo col dirgli che ha un appuntamento con la donna più bella del mondo. Ma se riesce a evitare il gobbo, cade nella trappola della donna e il Destino sarà compiuto quando lei gli avrà tagliato la gola. Segue nel 1946 Les Amours de Jupiter con Babilée, la Philippart e lo stesso Petit, su musica di Ibert, soggetto di Kochno e décor di Jean Hugo. Ispirato alle Metamorfosi di Ovidio, narra degli incontri di Giove con Europa, Leda, Danae, Ganimede e del ritorno da Giunone. Lo stesso anno va in scena Le Bal des Blanchisseuses, balletto in un atto su libretto di Boris Kochno, musica di Vernon Dukes e disegni di Stanislav Lepri. Debutta nel 1946 al Théâtre des Champs-Elysées per l'omonima compagnia, e si giova dell'interpretazione della ballerina acrobatica Danielle Darmance. Gordon Hamilton è in scena con lo stesso Petit, che crea il ruolo del giovane commesso distratto dai suoi impegni per seguire la musica di un clarinetto suonato da un vagabondo. Anche le lavandaie, attratte dal motivo, interrompono il loro lavoro, il giovane flirta con tutte loro per le strade di Parigi, tutte sognano l'amore, ma il giovanotto ne ama veramente una sola. Balla con lei appassionatamente e, alla fine dalla giornata, le compagne improvvisano una danza attorno alla coppia di innamorati.
Ancora nel 1946 Les Ballets des Champs Elysées vanno in scena nell'omonimo teatro parigino con la creazione considerata il capolavoro di Petit: Le Jeune Homme et la mort, per il quale il coreografo si cala nel contemporaneo clima esistenzialista e, memore del cinema realista, si rivolge a Jean Cocteau per l'idea di un dramma danzato di amore e morte. Un giovane artista attende l'arrivo dell'amata nella soffitta dove vive spartanamente. E' turbato, ansioso, agitato. La giovane arriva e dà il via a una schermaglia di provocazioni che aumentano nel giovane il tormento per un amore non corrisposto e lo spingono al suicidio. La donna tanto desiderata non è che il destino al quale nessuno sfugge: la morte. Nel finale, dopo il suicidio del giovane, la sua soffitta si spalanca sui tetti di Parigi, sulla Tour Eiffel e sull'insegna luminosa della Citroën. Non sono che parte delle scene ideate da Georges Wakhévitch per il set cinematografico di un film di Georges Lacombe con Marlène Dietrich e Jean Gabin. Petit le utilizza come scena per il suo pezzo, affida i costumi a Karinska, che accetta il suggerimento di Wakhévitch di lasciare Jean Babilée, il protagonista, nella sua salopette blu, senza camicia, né scarpe, né calze. Come musica per la creazione Petit si serve di parte della Passacaglia di Bach nell'orchestrazione di Ottorino Respighi, decisione assai felice in quanto il pezzo, per il suo ritmo calmo e solenne, evidenzia, per contrasto, l'impetuosa violenza del dramma che si consuma in scena. Tuttavia Petit sceglie la Passacaglia dopo aver creato il pezzo su una musica ben diversa, proprio per avere uno sfondo sonoro al movimento, da esso indipendente. Arriva a decidere per la Passacaglia dopo una serie di esperimenti con pezzi di vario genere: da canzoni americane a pezzi di jazz con percussioni, da Mozart a Bach.

Al debutto il lavoro è interpretato da Jean Babilée e Nathalie Philippart; negli anni vi si cimenteranno i più prestigiosi artisti, tra i quali: Nureyev e la Jeanmaire in un filmato per la televisione francese, diretto dallo stesso Petit, che ne taglia il costosissimo finale sui tetti di Parigi, Michail Barishnikov, Patrick Dupond, Faruk Ruzimatov con Diana Vishneva o Ulana Lopatkina, Nicolas Le Riche con Marie-Agnes Gillot, Roberto Bolle e Darcey Bussell. Nel 1947 Petit concepisce Treize danses, balletto su musica di Gétry, costumi di Christian Dior, ispirato a Verlaine, con qualche punta di surreale e molto charme. Il lavoro porta alla ribalta Violette Verdy e Leslie Caron. La compagnia è l'araldo nel mondo della coreutica francese postbellica a seguito di un fitto programma di tournée. Delle creazioni di Petit per Les Ballets des Champs Elysées, Kochno scrive:

"In tutti questi balletti avevamo cercato di creare il dramma attraverso la fusione di tutti gli elementi dello spettacolo, anziché attraverso la sola coreografia. Formula realmente diaghileviana, e sebbene la giovane compagnia non si fosse rivolta ai vecchi artisti dei Ballets Russes, sembrava ne fosse l'erede in linea diretta. I giovani danzatori non potevano imitare i vecchi artisti, non avendoli mai visti, ma li facevano rivivere senza saperlo (Boris Kochno C pp. 344-45)".

L'anno successivo, il 1948, Petit lascia la compagnia a seguito di una serie di divergenze col direttore artistico Kochno. Dopo la sua partenza la Compagnia aggiunge un paio di creazioni di Babilée e di Lichine, ma, poco dopo la morte di Bérard, si scioglie verso il 1950. Nel frattempo, Roland Petit fonda una sua compagnia: Les ballets de Paris con sede al Théâtre Marigny. Petit scrittura 14 étoiles, tra le quali Renée Jeanmaire e Margot Fonteyn e si circonda di una serie di eccezionali collaboratori: Jean Genet e Paul Claudel, Derain e Milhaud, Leonor Fini e molti altri. Per la compagnia crea Les Demoiselles de la Nuit, una nuova versione de La Chatte métamorphosée en femme su libretto di Jean Anouilh, musica di Francaix, scene e costumi di Léonor Fini: l'artista surrealista che disegna anche le fantastiche maschere da gatto. Il balletto debutta nel 1948 al Théâtre Marigny di Parigi con Fonteyn, Petit e Hamilton. E' la storia di un musicista che si innamora della sua bellissima gatta Agathe, che ha assunto sembianze umane. Agathe si sforza di essere fedele al suo amante umano, ma è attratta dai miagolii dei micioni e dal richiamo della libertà. Quando salta dal tetto, il musicista precipita nel tentativo di afferrarla e muore. Agathe lo segue nella caduta e i due sono uniti e trovano pace solo nella morte.

Nel 1949, al Prince Theatre di Londra Petit presenta uno dei suoi maggiori successi, creato ancora per Les Ballets de Paris. Si tratta di Carmen, una versione coreografica dell'omonima opera di Georges Bizet, realizzata su un arrangiamento della musica del compositore francese, con scene e costumi di sorprendente modernità del pittore catalano Antoni Clavé, di potenza espressiva figurativa pari a quella della coreografia. E' lo stesso Petit a curarne, oltre alla coreografia, il libretto in cui sintetizza la vicenda, tratta dallo stesso Bizet da un racconto di Prosper Mérimée, dandole un ritmo incalzante. A questo proposito scrive Alberto Testa:

"La storia è nota ma è mirabile come Roland Petit sia riuscito a condensarla in cinque quadri, essenziali, con un taglio scenico che rivela l'abilità drammaturgica del coreografo in un'opera che ancora oggi rimane fra le più raffinate che siano uscite dalla sua immaginazione e dalla sua sensibilità. ... Sullo stesso soggetto esistono nella storia del balletto teatrale altre versioni ... Ma la grande Carmen del balletto è quella di Roland Petit, perfetta nella sua stilizzazione, nella sua procace eleganza: è Zizi Jeanmaire, unica, irripetibile, genialmente".

Il coreografo porta in scena la necessità disperata di amare di un uomo e una donna, mossi da ragioni diversi, ma entrambi vittime di una passione totalizzante. Petit inquadra la vicenda in un ambiente preciso, senza nulla concedere al pittoresco o al folklore. Il dramma è ben noto: la sigaraia Carmen, arrestata dopo una rissa, fa innamorare di sé il brigadiere Don Josè per ottenere da lui la libertà; gli dà appuntamento alla taverna prima di scappare e qui, conquistatolo definitivamente, lo convince ad unirsi a lei ed ai suoi compagni. Per amore della donna, Josè uccide un uomo, mentre lei ed i complici fuggono con il bottino. Carmen lo ha abbandonato per una nuova conquista, un torero, e Don Josè la raggiunge fuori dell’arena mentre è in corso la corrida e, disperato, la uccide. Petit tratta l'argomento con grande realismo e teatralità esplosiva, rendendo più che esplicito ciò che Bizet aveva soltanto suggerito: il piacere della seduzione e dell'erotismo, l'annullamento dell'individuo nella passione, il fascino della sfida violenta tra i due amanti e il concetto di una realtà destinata a svanire nel nulla, priva di un fine ultimo che orienti il comportamento dell'uomo. E' interessante ricordare che nella sua coreografia fa un uso inconsueto all'epoca dell'en dedans, in precedenza visto solo con Nijinsky.

Inizialmente per il ruolo di Carmen, Petit pensa a Colette Marchand, dubitando che la Jeanmaire possa avere sufficiente carattere per interpretare la donna decisa ad essere cinica e sessualmente vorace pur di mantenere la propria libertà ed indipendenza. Però Jeanmaire si impone, minaccia di lasciare la compagnia se non otterrà la parte. La ballerina non demorde di fronte alle richieste di Petit di tagliarsi i capelli e di trasformarsi in "une furie asexuelle, ni fille, ni garçon". Renée Jeanmaire ha la parte e per lei il coreografo concepisce l'aspetto vagamente androgino e il particolare taglio di capelli à la garconne che rimarrà la cifra distintiva della ballerina. E' il momento in cui la Jeanmaire sostituisce al nome Renée il soprannome Zizi, che non la lascerà più. Lo stesso coreografo crea la parte di Don José e, al suo fianco, danzano Serge Perrault e Gordon Hamilton. A Londra il successo di Carmen è strepitoso, soprattutto per la famosa scena della camera da letto, ove il pas de deux sviluppa il tema dell’erotismo in modo assai audace per l’epoca. L'entusiasmo del pubblico costringe il direttore d'orchestra a numerose interruzioni. Nei giorni seguenti Petit riceve una lettera di congratulazioni di Nijinsky, che si dichiara in stato di choc da quando ha assistito al capolavoro. Il pezzo resta in cartellone sette mesi e, subito dopo, lo aspetta un analogo successo a New York. Il balletto ha, invece, un'accoglienza controversa quando viene presentato a Parigi: la critica attacca il lavoro sotto il profilo morale e accusa Petit di aver massacrato un capolavoro della musica francese. Tuttavia tutte le obiezioni sono cancellate dalle qualità attoriali degli interpreti, dalle finezze interpretative che la Jeanmaire mai aveva raggiunto in precedenza a tale livello estremo, dallo splendore delle scene e dei costumi coloratissimi, esaltati da un sapiente uso delle luci. Il pubblico fa l'esaurito tutte le sere anche a Parigi, al Théâtre de Marigny, e, nonostante le riserve della critica, Carmen entra nella storia del balletto del '900. Il capolavoro sarà ripreso nei maggiori Teatri da diverse compagnie, avrà versioni filmate per il cinema e per la televisione e, negli anni, vedrà come prestigiosi interpreti la stessa Zizi Jeanmaire con Mikhail Baryshnikov, Moira Shearer, Colette Marchand, Natalia Makarova e Denys Ganio, Dominique Khalfouni, Elisabetta Terabust, Alessandra Ferri con Laurent Hilaire, Lucia Lacarra con Massimo Murru. Nel 1949 Petit crea anche l'Oeuf à la coque con musica di Maurice Thiriet scene e costumi di Stanislas Lepri, Que le Diable l'emporte, un balletto di Andre Derain, che cura anche scene e costumi, su una partitura di Manuel Rosenthal, tratta da arie popolari del XVIII secolo. L'anno successivo, sotto l'influenza delle commedie musicali viste in America, il coreografo crea ancora per Zizi e per se stesso La croqueuse des diamants, di cui cura, oltre alle coreografie, anche il libretto in collaborazione con Alfred Adam, su un argomento di Raymond Queneau. Presentato al Théâtre Marigny dai Ballets de Paris, si giova della musica di J. M. Damase, di scene e costumi dell'art director Wakhevitch. E' in questo balletto che Zizi canta per la prima volta: crea il ruolo di una donna fatale appartenente a una gang di ladri che imperversa per Les Halles. Passa da un bistrot all'altro, provoca l'intervento della polizia, crea equivoci e situazioni avventurose alla costante ricerca di diamanti, non per indossarli, ma per divorarli, tanto ne è ghiotta. Il lavoro, più un music hall che un vero e proprio balletto, alterna parti danzate a canzoni con strofe di Raymond Queneau, interpretate dalla Jeanmaire con grande gusto.

Nel 1950 Ninette de Valois gli chiede una creazione per il Sadler's Wells Ballet di Londra: sarà Ballabile, su musica di Chabrier. L'anno successivo Les Demoiselles de la Nuit e Le Jeune Homme et la mort entrano in repertorio all'American Ballet Theatre e il debutto americano avviene alla Metropolitan Opera House di New York con Collette Marchand nel primo pezzo, Jean Babilee e Nathalie Philippart nel secondo. Di nuovo a Londra nel 1953, per The Lady in the ice collabora con Orson Welles, che fornisce libretto, scene e costumi. Nel 1953 dà alla sua compagnia due creazioni che debuttano al Théatre de l'Empire a Parigi: Deuil en 24 heures con Colette Marchand e Serge Perrault su musica di M. Thiriet, scene e costumi di Clavé e Le Loup, concepito con la collaborazione di Jean Anouilh e Georges Neveu per il soggetto, di Henri Dutilleux per la musica e di Carzou per scene e costumi di eccezionale bellezza. E' il racconto crudele, ma poetico dell'amore di una giovane donna, abbandonata dal marito, per una creatura soltanto semi-umana, un lupo dotato di qualità che raramente si riscontrano un uomo e di tale bontà d'animo da riuscire ad assumere sembianze umane. Ma la gente non riesce ad accettare un rapporto così inconsueto e organizza una vera e propria caccia all'animale. Questa finisce in un vero linciaggio del lupo, in cui preferisce soccombere anche la donna per non dover rinunciare al suo amore. Lo stesso Petit crea il ruolo del titolo e Violette Verdy quello della donna innamorata. Al loro fianco sono Claire Sombert e Georges Reich.
Anche di questa compagnia è stato primo ballerino e coreografo principale; con essa ha intrapreso lunghe tournées in Francia e all'estero. Dopo il 1953 Petit lascia la compagnia Les ballets de Paris: gli subentra Lichine come coreografo principale e Victor Gsovskty come maître de ballet. La compagnia si scioglie relativamente presto, ma non definitivamente: è ricomposta in speciali occasioni e per particolari stagioni durante le quali presenta ancora nuove creazioni di Petit, concepite per quelle circostanze.
Coreografo prolifico e avventuroso, nei primi anni '50 pratica anche le strade della rivista, della televisione e del cinema. Invitato ad Hollywood per quattro anni, Petit è regista e coreografo di numerose riviste e gira parecchi film: debutta nel cinema con Charles Vidor per Hans Christian Andersen, film del 1952 con Zizi Jeanmaire e Dany Kaye, una biografia musicale dello scrittore. Crea le coreografie per La scarpetta di vetro e per Papà Gambalunga del 1954 di Jean Negulescu, con Leslie Caron, già étoile della compagnia di Petit e ora protagonista del film accanto a Fred Astaire. Cura le coreografie dei film Glass Spider del 1954, Anything goes dell'anno successivo con Zizi Jeanmaire e Bing Crosby.

Come detto, nel 1954 Roland Petit e Zizi Jeanmaire si sposano e proseguono l'unione felice destinata a durare tutta la vita. Al suo ritorno dagli Stati Uniti, nel 1955 Petit gira a Parigi Folies Bergère e Charmant Garcons l'anno successivo. Riprende a presentare nuovi balletti con Les Ballets de Paris, che si ricostituiscono per proporre le novità di Petit. Tra queste, La Chambre da un soggetto di Georges Simenon, su musica di Auric, scene e costumi di Bernard Buffet debutta al Théâtre des Champs Elysées nel 1955, mentre del 1958 sono La rose des vents di Milhaud, Vidalie, Bazarte, e del 1959 Cyrano de Bergerac da Edmond Rostand, su musica di Marius Costant, scene di Bazarte, il primo balletto a serata intera del coreografo. Interpretato da Zizi Jeanmaire, nel ruolo di Roxanne, Tessa Beaumont, Georges Reich e Roland Petit, nel ruolo del titolo, al Théâtre de l'Alhambra, il lavoro segna l'inizio di una lunga collaborazione del coreografo con Yves Saint Laurent, che cura i costumi del balletto. Si tratta di una partnership destinata a proseguire soprattutto per i costumi di Zizi Jeanmaire per gli spettacoli di rivista. Il 1960 è un anno di attività assai intensa per Petit: mette in scena al Théâtre Sarah Bernardt Patron, un'operetta di Marcél Aymé, su musica di Guy Béart, scene e costumi di Bernard Buffet; cura versioni ridotte di quattro sue precedenti creazioni per riunirle nel film dal titolo Black Tights (Un-deux-trois-catre ou les Collants noir) girato dal regista Terence Young: Cyrano de Bergerac con Moira Shearer come Roxanne, vestita per l'occasione da Yves Saint Laurent, e Petit come Cyrano, La croqueuse de diamants e Carmen con Zizi Jeanmaire, Deuil en 24 heures, poi ribattezzato A Merry Mourning, con Cyd Charisse; Maurice Chevalier è il narratore del film; ancora nel '60 Petit rimonta Carmen per il Royal Ballet di Copenhagen, che ne darà oltre 500 rappresentazioni. Gli anni successivi sono segnati da altre collaborazioni con Yves Saint Laurent per i costumi: tra queste Chants de Maldoror da Lautrémont, su musica di Jarre, va in scena a Parigi nel 1962 al Théâtre de Chaillot ancora per i ricostituiti Ballets de Paris. Accanto allo stesso Petit sono in scena Félix Blaska e Danièle Jossi.

Contemporaneamente, dal 1956 fin verso la fine del decennio, il coreografo si ispira alla commedia musicale americana e presenta al pubblico parigino quel genere di spettacolo, però adattato al gusto francese. Allo scopo cura una serie di riviste che mette in scena nell'ambito de La Revue des Ballets de Paris al Théâtre de Paris e successivamente all’Alhambra, trasformando Zizi in una vera e propria vedette. Il 1957 debutta la rivista dal titolo Zizi au music-hall, mentre il 1961 è l'anno dello strepitoso successo di Zizi ne La Revue, presentato all'Alhambra coi costumi di Yves Saint-Laurent, testi di Bernard Dimey, musica di Jean Constantin. Tra i vari numeri de La Revue rimarrà indimenticabile Mon truc en plumes, che Zizi renderà celeberrimo in tutto il mondo. Lo stesso anno Petit crea La Chaloupée per Erik Bruhn all’Opéra di Copenhagen e riprende Les Forains per una produzione della televisione francese con nuovi costumi disegnati da Yves Saint Laurent. Ancora una rivista per Zizi nel 1963: Revue Zizi Jeanmaire, presentata al Palais Chaillot (Teatro Nazionale Popolare).

Dalla metà degli anni '60 per Roland Petit si apre un'importante carriera internazionale e si fa costante la sua collaborazione con le maggiori compagnie di balletto del mondo. Nel 1965 il coreografo ritorna all’Opéra di Parigi, dietro invito di Georges Auric, amministratore dell'Opéra di Parigi, che vorrebbe da Petit qualche creazione espressamente concepita per l'Opéra. Per il suo primo teatro, Petit crea Adages et Variations e Notre Dame de Paris, da Victor Hugo con costumi di Yves Saint Laurent, scene di René Allio e musica di Maurice Jarre. Lo stesso coreografo crea il ruolo di Quasimodo e al suo fianco interpretano il balletto Claire Motte, Jean-Pierre Bonnefous, Cyril Atanassoff. Nel 1966 è di nuovo al Théâtre des Champs-Elysées coi Ballets de Paris per l’Eloge de la Folie, un'ulteriore dimostrazione del grande senso del teatro che contraddistingue le creazioni di Petit. La creazione si basa sulla musica di Marius Constant per proporre forme e composizioni nuove, estremamente ardite. Seguendo il soggetto di Jan Cau, il pezzo mette in scena nove quadri dedicati alle follie più incredibili che affliggono l'epoca contemporanea. Il siparietto di Jean Tinguéli altro non è che una macchina animata dal pedalare di un interprete. Martian Raysse e Nicki de Saint-Phalle si occupano di una serie di effetti basati su artifici tecnici. Nel 1967 Petit si ispira al poema Paradise Lost di John Milton e crea, per il Royal Ballet, su Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev, Paradise perdu su musica di Constant, libretto di Jan Cau, scene e costumi di Martial Raysse. L'anno successivo, il 1968, il coreografo fa fronte a importanti impegni internazionali: torna al Covent Garden con Pelleas et Melisande su musica di Arnold Schoenberg per Fonteyn e Nureyev; è di nuovo all'Opéra col discusso Turangalîla, con scene e costumi di Max Ernst, musica di Messiaen; approda alla Scala di Milano con Poème de l'Extase, che crea su Luciana Savignano e Nureyev per il Teatro milanese su musica di Scrjabin. Per il National Ballet of Canada nel 1969 coreografa Kraanerg su musica di Xenakis.
Nel 1970 Petit è nominato direttore del Ballo all'Opéra di Parigi, ma chiude presto l'esperienza dimettendosi dopo appena sei mesi; acquista il Casinò de Paris, che dirige fino al 1975; qui mette in scena numerosi spettacoli di rivista con la moglie, tra i quali La Revue nel 1970, Zizi je t’aime nel 1971. Per essi si avvale della collaborazione di Erté, Yves Saint Laurent, Vasarély, Guy Pellaert, César per scene e costumi e utilizza canzoni di Jean-Jacques Debout, Guy Béart, Jean Férrat, Michel Legrand, Serge Gainsbourg. Nonostante i successi, i carichi fiscali costringono i coniugi a rinunciare all'impresa dall'inizio del 1976.

Nel frattempo, nel 1972 il sindaco di Marsiglia invita Petit a rivitalizzare l'Opéra Municipal. Il coreografo rende autonoma la compagnia che prende il nome di Ballets de Marseille e nel 1981 cambierà il nome in Ballet National de Marseille - Roland Petit. La compagnia debutta al Festival d’Avignon del 1972 con Allumez les étoiles, che, in tredici scene, traccia un ritratto molto libero del poeta russo Vladimir Maïakovski. Oltre che della coreografia, Petit si occupa anche del libretto assieme a Jean Ristat e interpreta il suo stesso pezzo assieme a Denys Ganio, Woytec Lowski, Valentine Petit, Barbara Malinovski. La musica, prevalentemente russa, è di vari autori: Prokofiev, Shostakovich, Mussorgsky, ma anche canti popolari georgiani. Petit dirige la compagnia dei Ballets de Marseille dal 1972 per 26 anni e per essa realizza un gran numero di fortunate creazioni, per le quali avvia una collaborazione privilegiata col pittore Jean Carzou, senza però escludere altri artisti.

Da questo momento il coreografo si divide tra la sua compagnia a Marsiglia e i massimi teatri internazionali quali l’Opéra di Parigi, l’American Ballet Theater, lo Staats-oper e la Deutch-Oper di Berlino, la Scala di Milano, senza però trascurare gli spettacoli di music-hall per Zizi Jeanmaire e il teatro. Per la moglie e per Luigi Bonino mette in scena nel 1977 Zizi à Bobino, con scene e costumi di Yves Saint Laurent e con canzoni appositamente scritte per lo spettacolo da Serge Gainsbourg. E' all'Opéra di Parigi dal 1974 per tre anni consecutivi rispettivamente con Shéhérazade su musica di Ravel, La Symphonie Fantastique su musica di Berlioz, scene di Josef Svoboda, costumi di Jan Skalicky, con Zizi Jeanmaire e Michaël Denard e il Balletto dell'Opéra di Parigi, La Nuit Transfigurée su musica di Schoemberg, cui segue, ancora nel 1976, Nana da Emile Zola, su musica di Constant, scene e costumi di Ezio Frigerio, interpretata da Karen Kain, Cyril Atanassoff e il Balletto dell'Opéra. Nel 1980 torna all'Opéra di Parigi per Le Fantôme de l’Opéra, basato sulla novella di Gaston Leroux, con musica di Marce Landowski, scene di Giulio Coltellacci, costumi di Franca Squarciapino e interpreti Dominique Khalfouni, Patrick Dupond, Peter Schaufuss. Nel 1981 Carmen entra nel repertorio dell’American Ballet Theater, diretto da Mikhail Baryshnikov, che ne dà una versione filmata con Zizi Jeanmaire. Ritorna alla Scala di Milano nel 1984 con Mariage du ciel et de l'enfer, presentato al Palasport di Milano con musiche del gruppo rock Art Zoyd e con Luciana Savignano, Paolo Bortoluzzi, Luigi Bonino, Jean Pierre Aviotte. Nel 1988 è di nuovo a Parigi, ma al Teatro dell'Opéra-Comique, per Java Forever, per il quale vuole costumi di Gianni Versace. Del 1989 è Zizi aux bouffes du Nord; del 1991 Mozart et la danse su musiche di Mozart, Beethoven, Tchaikovsky per Les Ballets de Monte Carlo; del 1992 La Valse triste ou le Retour des cygnes su musica di Sibelius con Elisabetta Terabust, Dominique Khalfouni, Cyril Pierre, Kader Belarbi, creato per il corpo di ballo dell'Opera di Roma, del 1993 Otto Dix ou Eros et la Mort (Dix oder Eros und Tod), sull'opera del pittore Otto Dix, su musiche di Berg, Hindemith, Schoenberg, Stravinsky, Weill e Zimmermann, scene di Josef Svoboda, costumi di Luisa Spinatelli, presentato alla Staatsoper di Berlino con Michaël Denard, Oliver Matz, Raimondo Rebeck, Steffi Scherzer, Bettina Thiel; del 1994 La Voix humaine di Jean Cocteau al Teatro Studio di Milano con Alessandra Ferri. Lo stesso anno è ancora all'Opéra di Parigi per una Soirée Webern, Berg, Schoenberg, un trittico costituito da Passacaille, Rythme de valse e Camera obscura su musica di Anton Webern, Johann Strauss, riorchestrata da Berg e Webern, Arnold Schönberg rispettivamente, scene di Bernard Michel, costumi di Hervé Leger. Ne sono interpreti Agnés Letestu, José Martinez, Fanny Gaïda, Patrick Dupond, Carole Arbo, Aurelie Dupont, Lionel Delanoë, Eric Quilleré, Wilfried Romoli, Marie Claude Pietragalla, Nicolas Le Riche. Nel 1996 ritorna alla Scala di Milano con il fortunato Chéri, ispirato ai due romanzi brevi di Colette, su musica di Poulenc, scene e costumi di Luisa Spinatelli, creato su Carla Fracci e Massimo Murru.

Contemporaneamente crea un gran numero di lavori, generalmente a serata intera, per la sua compagnia di Marsiglia. Di seguito se ne ricordano i titoli principali. Nel 1972 il Ballet de Marseilles acquista notorietà con la novità Pink Floyd Ballet su Improvisations dei Pink Floyd, con Rudy Bryans e Danièle Jossi. E' la figlia Valentine a insistere che il padre ascolti il gruppo rock e crei un balletto sulla loro musica. I Pink Floyd sono entusiasti dell'idea e si offrono di suonare alla prima assoluta al Palais des Sports di Marsiglia e di modificare parti dei brani in funzione della coreografia. E' un azzardo proporre un balletto su una band rock, ma lo spettacolo ha un grande impatto sul pubblico per gli effetti psichedelici della musica, i giochi di luce e i movimenti che coniugano la danza accademica al rap. Il successo è immenso. Dai primi quattro movimenti iniziali, il Pink Floyd Ballet si amplia e modifica nelle riprese degli anni successivi, sino a proporre ben tredici brani nella versione scaligera del 2009. Nel 1973 al Palais des Sports di Parigi Petit presenta La rose malade, basato su versi e disegni di William Blake, con musica di Gustav Mahler, scene di Yves Saint Laurent, costumi di A. Le Yaouanc, creato su Maya Plisetskaya e Rudy Bryans. L'anno successivo è la volta de L’Arlésienne, basato sul lavoro di Alphonse Daudet, con musica di Georges Bizet, scene di René Allio, costumi di Christine Laurent, creato su Loipa Araujo e Rudy Brians. L'Arlesiana è una donna di Arles con cui un tempo Frederi ha avuto un breve incontro e alla quale ha dovuto rinunciare avendone appreso i trascorsi poco limpidi. La donna mai compare nel lavoro, ma il ricordo di lei scatena il dramma. Frederi ha cercato di dimenticarla, si è addirittura fidanzato con Vivette, tuttavia non riesce a dimenticare la vecchia passione. ll lavoro, che si svolge interamente nella sola giornata della festa di sant’Eligio, è uno studio della crisi ormai irreversibile del rapporto fra i due fidanzati, destinato a risolversi col suicidio del giovane. Sotto il profilo coreutico, il prodotto ha palesi tangenze con i lavori dei Ballets Russes, oltre alla grande unità artistica raggiunta. Petit fa a volte un uso costruttivista dei corpi e delle teste dei ballerini impiegandoli come mattoni per creare delle forme geometriche. In questo è evidente la citazione di Les Noces della Nijinska, ripetuta nella contrapposizione delle file degli uomini a quelle delle donne. Sempre nel 1974, Proust, ou les Intermittences du cœur, ispirato A la Recherche du Temps perdu di Marcel Proust, debutta all'Opéra di Montecarlo con Karen Kain, Rudy Bryans, Loipa Araujo, Denys Ganio, Gérard Taillade e Michaël Denard: le musiche sono di autori vari, le scene di René Allio e i costumi di Christine Laurent. La sua nuova gustosissima versione di Coppelia va in scena nel 1975 al Théâtre de la Porte-Saint-Martin, sempre coi suoi Ballets de Marseilles. Ambientata durante la Belle Epoque, con felicissime scene e costumi di Ezio Frigerio, mette in scena piccanti signorine e fascinosi ufficialetti in libera uscita, un galante, elegantissimo viveur maturo come Coppelius, ruolo creato da Petit, e due spumeggianti giovani innamorati, Swanilda e Franz, creati da Karen Kain e Rudy Brians, in alternanza con Loipa Araujo e Denys Ganio. L'anno successivo al Théätre des Champs Elysées , il Ballet de Marseille porta in scena Casse-Noisette, con musiche di Tchaikovsky e Hoffmann, scene e costumi di Ezio Frigerio, interpretato da Dominique Khalfouni, Rudy Bryans, Denys Ganio. Nel 1978 La Dame de Pique vede la luce al Theatre des Champs Elysées con la compagnia marsigliese; basato sul racconto di Aleksandr Pushkin, con musica di Pyotr Ilych Tchaikovsky, scene di André Beaurepaire, costumi di Jacques Schmidt, è interpretato dai Mikhail Baryshnikov, Evelyne Desutter e Jacqueline Rayet. Del balletto Petit darà una nuova versione per il Bolshoi. E' dell'anno successivo il debutto de La Chauve-souris su musica di Johann Strauss, scene di Giorgio Coltellacci, costumi di Franca Squarciapino, interpretato da Zizi Jeanmaire, Denyis Ganio e Luigi Bonino. Lo stesso anno segue Parisiana 25 su musiche di Ravel, Milhaud, Poulenc, Satie, Saguet, Stravinsky, Gershwin, sene di Josef Svoboda, costumi di Erté; ne sono interpreti Zizi Jeanmaire, Mireille Bourgeois, Denys Ganyo, Luigi Bonino, Jean-Charles Gil.

Nel 1981 Petit e Albe Burrows riprendono la vecchia commedia musicale Can Can di Cole Porter con Zizi Jeanmaire e la portano in tournée fino al Teatro Minskoff di New York. Ancora nel 1981 va in scena Les Amours de Franz su musica di Schubert, scene e costumi di Giulio Coltellacci, con Dominique Khalfouni e Jean-Charles Gil. Nel 1981 la compagnia di Marsiglia si è ormai fatta conoscere in tutto il mondo durante importanti tournée e cambia il nome in Ballet National de Marseille - Roland Petit; per essa Petit continua a produrre numerosi lavori importanti: Giulio Coltellacci si ispira alle Nymphéas di Claude Monet per le scene di una Soirée Debussy: La Mer, Jeux, L'Aprés-midi d'un Faune, che Petit coreografa nel 1982 su Dominique Khalfouni, Denys Ganio, Jean Pierre Aviotte, Luigi Bonino, Jean-Charles Gil, ; lo stesso anno, la compagnia presenta al Théätre des Champs Elysées Les Hauts de Hurlevent, dal romanzo Cime tempestose di Emily Brontë, musica di Marcel Landowsky, scene di Renè Allio, costumi di Christine Laurent, interpreti: Dominique Khalfouni, Jean Charles Gil, Jean Pierre Aviotte, Luigi Bonino; segue Les Contes d'Hoffmann su musica di Offenbach; nel 1984 Les Quatre Saisons con musica di Antonio Vivaldi, scene di René Allio, debutta col Ballet National de Marseille in Piazza San Marco a Venezia, per l'interpretazione di Dominique Khalfouni, Pascale Leroy, Florence Faure, Pascale Doye, Denys Ganio, Luigi Bonino, Jean-Charles Gil, Jean-Pierre Aviotte. Ancora per il Ballet National de Marseille e per Natalia Makarova crea e interpreta, assieme a Jean-Pierre Aviotte, L'Ange bleu dedicato a Marlene Dietrich, dal racconto di Heinrich Mann su musica di Costant, scene di Josef Svoboda, costumi di Francia Squarciapino, che però debutta all'Opera di Berlino nel 1985; dello stesso anno è Le Chat botté dal racconto di Charles Perrault, rappresentato al Palais des Congrès de Paris con Patrick Dupond, Dominique Khalfouni, Denys Ganio e Jean-Pierre Aviotte.

Sempre per il Balletto di Marsiglia seguono: il montaggio musicale Ma Pavlova del 1986 per Dominique Khalfouni, Denys Ganio, Jean Pierre Aviotte, Luigi Bonino, Jean-Charles Verchère, con costumi di Luisa Spinatelli e Tout Satie nel 1988 su musiche eponime; ancora del 1988 è Java forever, che presenta con Zizi Jeanmaire, Eric Vu An e il Balletto di Marsiglia all'Opéra Comique di Parigi; dell'anno successivo è Le Diable amoureux, basato sul racconto di Jacques Cazotte, su musica di Yared, scene di Josef Svoboda, costumi di Luisa Spinatelli, presentato ad Ercolano al Festival Ville Vesuviane con Alessandra Ferri, Jean Pierre Aviotte, Denys Ganio e Jean-Charles Verchère. E' del 1990 la sua versione de La Belle au bois dormant, con scene di Roberto Platé, costumi di Luisa Spinatelli, con Dominique Khalfouni, Jan Broeckx, Yannick Stéphant, Jean-Charles Verchère, Luigi Bonino e Zizi Jeanmaire, che crea il ruolo di una Carabosse, matura, ma piacente e fascinosa al punto di tentare il Principe; Charlot danse avec nous del 1991 con musiche di Charles Chaplin, Fiorenzo Carpi, Johann Sebastian Bach, scene e costumi di Luisa Spinatelli, creato su Elisabetta Terabust, Luigi Bonino e Jean-Charles Verchère; La Mèr Mediterranée su musiche popolari di autori vari, del 1992-94; Soirée Cocteau per Alessandra Ferri, su musiche di autori vari, presentato al Teatro Studio del Piccolo Teatro di Milano nel 1994. Lo stesso anno crea Zizi au Zenith per la moglie e il Balletto Nazionale di Marsigla, che presenta allo Zénith della città portuale con canzoni di Serge Gainbourg; sempre per la compagnia di Marsiglia, però con debutto al Politeama Garibaldi di Palermo nel 1995 crea Le Guepard (Il Gattopardo) su libretto di E. Charles-Roux da Tomasi di Lampedusa, musiche di Vincenzo Bellini, Luigi Cherubini, Giacomo Puccini, Ottorino Respighi, Gioacchiuo Rossini, Giuseppe Verdi, Ermanno Wolf-Ferrari, scene e costumi di Luisa Spinatelli. Ne sono interpreti: Dominique Khalfouni, Nicholas Le Riche, Lucia Lacarra, Cyril Pierre; Boléro del 1996 su musiche di Ravel, Beethoven, Berlioz, Weber, Chopin, Debussy, Moszkovsky, con Lucia Lacarra, Altynaï Asylmouratova, Massimo Murru, Raimondo Rebeck, Joan Boada; Le lac des cignes et ses malèfices con musica di Piotr Ilich Tchaikovsky, creato su Altynaï Asylmouratova, Massimo Murru, Lien Chang e presentato a Marsiglia nel 1998 con scene di Bernard Michel e costumi di Hervé Leger. Questo è l'ultimo balletto di Petit per il Ballet National de Marseille, che lascia nel 1998 dopo una direzione durata 26 anni e dopo che, dal 1992, ha creato l’Ecole Nationale Supérieure de Danse de Marseille. Desidera che la direzione passi ad Elisabetta Terabust, una delle più fedeli interpreti delle sue creazioni, ma lo Stato decide altrimenti e mette il Balletto di Marsiglia nelle mani di Marie-Claude Pietragalla, già étoile dell’Opéra di Parigi. Scontento della scelta, Petit ritira tutte le sue creazioni dal repertorio del Balletto di Marsiglia.

Lasciata Marsiglia, il coreografo si trasferisce in Svizzera e prosegue l'attività sia aggiungendo nuove creazioni, sia rimontando i vecchi lavori presso le maggiori compagnie di Balletto del mondo. Nel 1999 è all'Opéra di Parigi dove crea Clavigo su musica di Yared, scene di Jean-Michel Wilmotte, costumi di Luisa Spinatelli, per Nicolas Leriche, Clairemarie Osta, Marie Agnés Gillot, Yann Bridard dal lavoro di Goethe; nel 2000 presenta uno Spectacle Zizi Jeanmaire all’Amphithéâtre de L’Opéra Bastille, su canzoni di Raymond Queneau, Jacques Prévert, Serge Gainsborurg, Valentine Petit ed altri. L'anno successivo crea per il Tokyo Asami Maki Ballet The Duke Ellington Ballet, una coproduzione col Teatro San Carlo di Napoli su musiche del Maestro, con scene di Jean-Michel Wilmotte, costumi di Hanae Mori, Ermenegildo Zegna, Philippe Binot. Tra gli interpreti: Mizuka Ueno e Luigi Bonino. Ancora nel 2001 è invitato al Bolshoi di Mosca per una nuova versione de La Dame de Pique dal romanzo di Alexandre Pushkin, concepita sulla sinfonia Patetica di Piotr Ilitch Tchaïkowsky per Nikolay Tsiskaridze, Svetlana Lunkina e Ilse Liepa; scene e costumi sono di nuovo affidati a Jean-Michel Wilmotte e a Luisa Spinatelli rispettivamente. Nel 2002 mette in scena lo spettacolo musicale Délits d’Ivresse su testi della figlia Valentine, musiche di Richard Galliano all'Auditorium de Saint Germain des Prés a Paris, rimonta per il New National Theater de Tokyo La Chauve Souris con nuove scene di Jean-Michel Wilmotte, con Alessandra Ferri e Massimo Murru. Lo porterà alla Scala di Milano nel 2003, al Teatro degli Arcimboldi, e nel 2009 all'Opera di Vienna.
Nel 2003 riprende Notre Dame de Paris per il Bolshoi, Erik Satie Ballet, Notre Dame de Paris e Duke Ellington Ballet per l'Asami Maki Ballet e, per la stessa compagnia, il Pink-Floyd Ballet l'anno successivo. Nel 2004 riprende a Tokyo Le Jeune Homme et la mort, seguito da Carmen per la K-Ballet Company, l'Arlesienne al San Carlo di Napoli, dove, l'anno successivo, rimonta Ma Pavlova. Nel Marzo 2004 al Théâtre Jean Vilar de Suresnes crea lo spettacolo Roland Petit raconte…Les chemins de la création, dove rievoca i momenti più significativi della sua straordinaria carriera; creato da Lucia Lacarra, Jan Broecks, Luigi Bonino, Lienz Chang, Keu Kikuchi, Fabio Aragao, lo porta in tournée in Francia e al Bolshoi.

Nel 2005 vede la luce la nuova creazione Bon Petit diable su testi della figlia Valentine e musiche di Richard Galliano, al Théâtre Jean Vilar de Suresnes. Dello stesso anno è la ripresa de L’Arlésienne, Le Jeune Homme et la Mort e Carmen a L’Opéra di Parigi e per il Ballet National de Chine a Pekino. Il trittico sarà presentato alla Scala di Milano dall'omonimo Balletto nel 2008 col titolo Soirée Roland Petit e, nel 2010, a Seoul dal Balletto Nazionale della Korea. Nel 2006 Petit riprende il Pink Floyd Ballet per il Ballet National de Chine a Pekino e lo porta in tournée in Spagna con l'Asami Maki Ballet. Il balletto approda alla Scala di Milano nel 2009 dove riscuote un successo enorme.
Dal 2006 al 2010 si susseguono Serate di danza dedicate al coreografo al Théâtre des Champs Elysées, al Teatro Mégaron ad Atene, al Grand Théâtre de Genève, al Palau de les arts Reina Sofia Valencia, in tournée in Giappone, a Palermo, a San Pietroburgo. Nel 2007 Proust ou les Intermittences du coeur entra in repertorio al Ballet de l’Opéra de Paris; Coppelia e Notre Dame de Paris sono acquisite dalla compagnia New National Theater di Tokyo. Nel 2008 aggiunge ancora una creazione: Last Paradise per il Balletto Nazionale di Cina a Pekino. L'estate successiva il Tokyo Asami Maki Ballet porta il Duke Ellington Ballet in tournée in Spagna. Nel 2009 Coppelia entra in repertorio all'Aalto Ballet di Essen in Germania e l'anno successivo è rappresentata al Teatro Massimo di Palermo. Nel 2010 l'Opera Municipal de Rio de Janeiro in Brasile e, poi, il Teatro dell'Opera di Roma riprendono L'Arlesienne e Carmen e quest'ultima è ripresa dal Balletto di Philadelphia in Pensylvania. Sempre nel 2010 Le jeune homme et la mort entra in repertorio al Bolshoi e l'Opéra di Parigi rappresenta il trittico Le Rendez-Vous, Le Loup, assieme a Le jeune homme et la mort.

Tra le onorificenze che gli sono state conferite, si ricordano: Chevalier dans l'ordre des arts et des lettres nel 1962, Chevalier de la Légion d'Honneur nel 1974, Officier des arts et lettres nel 1978, Officier de l’ordre national du mérite nel 1983, Officier de la légion d’honneur nel 1992, Commandeur de l’ordre national du mérite nel 2001, Commandeur de la légion d’honneur nel 2004. Nel 2003 a Mosca riceve da Vladimir Putin un riconoscimento per La Dame de Pique, nel 2004 l'Ordine del Sole Nascente dal Ministro della Cultura giapponese.

Nelle immagini:
- Roland Petit, ritratto, Photo Lido
- Nina Vyroubova, Hélène Sadovska, Simone Mostovov, Roland Petit, Gordon Hamilton in Les Forains
- Rudolf Nureyev prova Paradise perdu, Photo Houston Rogers
- Jean Babilée, Boris Kochno, Jean Cocteau, Nathalie philippart, Roland petit, Georges Wakhevitch, riuniti per Le Jeune Homme et la Mort, Photo Lipnitzki - Roger Violet
- Margot Fonteyn e Roland Petit ne Les Demoiselles de la Nuit
. Zizi Jeanmaire e Roland Petit in Carmen
- Zizi Jeanmaire e Roland Petit appena terminata la recita di Carmen
- Yves Saint Laurent con Zizi Jeanmaire in occasione della sua prima collaborazione con Petit per Cyrano de Bergerac
- Willy Rizzo fotografa i coniugi Petit nel giorno del loro matrimonio
- Zizi Jeanmaire, ritratto
- Petit crea Chéri su Carla Fracci
- Isabelle Guerin e Manuel Legris ne L'Arlesienne
- Dominique Khalfouni in Proust, ou les Intermittences du Coeur

 

 

 

 


Marino Palleschi