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Con voce nuova al Festival del Silenzio

L’inferno di Dante all’insegna dell’inclusione

Domenica 18 marzo, nell’ambito della rassegna organizzata da Fattoria Vittadini, Alessio Dalla Costa e Filippo Calcagno presentano un’esperienza teatrale che unisce segnanti e udenti

16 Mar
2018
16:56
  • Con voce nuova © Francesca Ferrai
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Domenica 18 marzo alle ore 20.00, la Fabbrica del Vapore di Milano ospita Con voce nuova_L’inferno di Dante, spettacolo nato dall’incontro tra il regista Alessio Dalla Costa, direttore artistico (con Annalisa Morsella) della compagnia Emit Flesti, e Filippo Calcagno, insegnante sordo della lingua dei segni italiana. La serata, organizzata da C.L.A.P.Spettacolodalvivo, si inserisce nella programmazione del Festival del Silenzio, rassegna dedicata alla cultura segnante ideata da Fattoria Vittadini con la direzione artistica di Rita Mazza.

Come tutti gli appuntamenti del festival, questa originale lettura dell’Inferno dantesco non vuole semplicemente sensibilizzare sul tema della sordità ma vuole puntare sull’integrazione, dando vita a un’esperienza teatrale che unisca il pubblico dei segnanti e quello degli udenti e possa essere fruibile da entrambi così da restituire all’arte quel carattere di inclusione che le appartiene. Da qui anche la scelta di un’opera – la Divina Commedia di Dante – caratterizzata da una forte universalità.

«Il progetto è nato da un incontro con Filippo Calcagno, che da tempo pensava a un monologo sull’Inferno di Dante», racconta il regista Alessio Dalla Costa. «Da questa idea è partita la ricerca dei giusti meccanismi comunicativi per rendere possibile la fruibilità dello spettacolo da parte di entrambe le tipologie di pubblico. Lavorando insieme siamo arrivati a determinate soluzioni drammaturgiche, per fare in modo che le parole di Dante fossero comprensibili a entrambi i pubblici: in scena Filippo Calcagno usa i classificatori della lingua dei segni, cioè una modalità comunicativa molto fisica, una mimica affascinante che è accessibile anche agli spettatori udenti. Contemporaneamente sulla scena ci sono due danzatori, Maria Vittoria Barrella e Filippo Porro, che vanno a rafforzare la messa in scena. Loro sono fondamentali per creare una connessione tra il linguaggio di Filippo e quello universale della danza».

«In aggiunta», prosegue il regista, «Annalisa Morsella e io, fuori scena, rafforziamo la comprensione degli udenti. È stato rilevante anche l’utilizzo delle luci, importantissimo per i sordi. Come ultimo livello di comunicazione destinato agli udenti è stata aggiunta la musica, con lo stesso ruolo che le luci hanno per i sordi».

La danza diventa, dunque, il trait d’union nella comunicazione tra i segnanti e gli udenti. Un linguaggio universale che apre nuove prospettive verso pratiche teatrali di tipo inclusivo.

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