Raymonda

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Raymonda

Articolo inviato da: Marino il 11/10/2011 - 00:00

Balletto in tre Atti e 4 scene con Apoteosi (Soggetto da leggende cavalleresche)

19 (o 7 del calendario giuliano) GENNAIO 1898
TEATRO MARIJNSKY DI SAN PIETROBURGO, Balletto Imperiale

Libretto Lydia Pashkova, rimaneggiato da Ivan Vsevolovsky e da Marius Petipa
Coreografia Marius Petipa
Musica Alexander Glazunov (Op. 57)
Scene Orest Allegri (Atto I, scena 1), Pëtr Lambin (Atto I, scena 2; Atto III; Apoteosi), Konstantin Ivanov (Atto II)
Costumi Ivan Vsevoloskij
Attrezzi di scena e accessori, sartoria, parrucchiere, calzature Macchinista Berger; realizzazione costumi E. Ofitserova (donne), I. Caffi (uomini); realizzazione copricapi Termain (donne), Bruneau (uomini); accessori Kamensky; parrucche e acconciature Pedder; calzature Levstedt; accessori metallici Inginen; tricot Dobrovolskaya; fiori Revenskaya
Primi interpreti: Pierina Legnani (Raymonda, Contessa di Doris), Giuseppina Cecchetti (Contessa Sibilla, zia di Raymonda, canonica), Svirskaya (Dama Bianca), Klavdyia Kulichevskaya (Clémence, amica di Raymonda), Olga Preobrajenskaya (Henriette, amica di Raymonda), Sergei Legat (Jean de Brienne, cavaliere), Aistov (Andrei II, Re d’Ungheria), Pavel Gerdt (Abderakhman, Cavaliere Saraceno), Georgi Kyasht (Bernard de Ventadour, trovatore della Provenza), Nicolas Legat (Béranger, trovatore d’Aquitania), Bulgakov (Siniscalco al castello di Doris)
Marija Skorsjut e Alexander Gorsky (danza dei saraceni), Maria Petipa e Sergej Lukjanov (Panadéros)
Felix Ksesinsky e Maria Petipa (mazurka), Alexandre Gorski (Pas des quatre garcons, assieme a Sergei Legat, Nicolas Legat, Georgi Kyaksht), Olga Preobrajenskaia e Alfred Bekefi (Pelotas), Yekaterina Geltzer (variation Pas d’action III Atto)
Direttore Riccardo Drigo
 

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NOTA 1. Nella trama sottostante un episodio è stato riportato in carattere corsivo per segnalare che si tratta di un’interpolazione, presente al debutto del balletto, ma non prevista dal libretto. Inizialmente Abderakhman non si presentava nel I Atto, appena dopo l’arrivo dei vassalli, ma era previsto che apparisse per la prima volta in sogno a Raymonda durante la successiva “Visione” come una figura inquietante e sconosciuta. Si sarebbe presentato di persona solo ai festeggiamenti successivi nell’Atto II e Raymonda avrebbe visto in lui la materializzazione del precedente incubo premonitore. All’ultimo momento Petipa pensò di aggiungere una scena che anticipasse l’arrivo di Abderakhman, per conferire maggior senso alla successiva Visione. Per ulteriori dettagli, si veda la Nota 3, dopo la trama.
NOTA 2. Si è preferito scrivere il nome del Cavaliere Saraceno nella forma Abderakhman, ma sono assai diffusi diversi modi di compitarlo: Abderrakhman, come nelle traduzioni del libretto originale, Abderachman, Abderrakman e altri modi simili, ma in parecchie versioni, tra le quali la versione Nureyev, si trova anche Abderam.

 

SOGGETTO

Atto I. Prima scena: La fête de Raymonda; una sala nel Castello della Contessa di Doris. Nel castello della Contessa di Doris, in Provenza in pieno Medioevo, fervono i preparativi per i festeggiamenti in onore dell’onomastico della giovane Contessa, Raymonda di Doris; il Siniscalco del Castello impartisce gli ordini più urgenti e i paggi sono intenti a suonare il liuto, il violino o a tirare di scherma. Tra questi sono Bernard de Ventadour, un trovatore provenzale, e Béranger, un trovatore d’Aquitania. Tuttavia qualche cortigiano, indulgendo all’atmosfera festiva, ben presto smette il proprio lavoro: alcune giovani del seguito di Raymonda e le amiche Clémence e Henriette iniziano a danzare con i paggi. All’improvviso entra la Contessa Sibilla, zia di Raymonda, seguita da dame di corte, e rimprovera le giovani per la poca solerzia con cui affrontano il lavoro, ma non appena riesce a farlo riprendere alle fanciulle oziose, altre si mettono a ballare. Allora la Contessa ordina a Bernard, a Bérager e ai paggi di riporre gli strumenti musicali, indica alle fanciulle la statua di una loro antenata, già Contessa di Doris, nota come Dama Bianca, e minaccia le fanciulle indolenti ricordando un’antica leggenda: lo spettro della Dama Bianca appare dall’altro mondo ogni volta che un membro della casa di Doris è in pericolo, per avvertirlo, ma anche per punire coloro che non compiono il proprio dovere e non si assumono le loro responsabilità. Nonostante l’invito a stare in guardia, le ragazze ridono della superstizione della Contessa Sibilla e tentano di coinvolgerla nelle loro danze, quando un improvviso suono di corno annuncia l’arrivo di ospiti.

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Il Siniscalco avverte dell'arrivo di un corriere mandato dal cavaliere Jean de Brienne, fidanzato di Raymonda e da tempo lontano per il suo impegno in Terra Santa contro gli infedeli. Il messo ha con sé una lettera di de Brienne da consegnare alla promessa sposa. Mentre la Contessa Sibilla va ad avvertire la nipote, il Siniscalco impartisce le ultime istruzioni per l’arrivo degli ospiti e le fanciulle cospargono di fiori il cammino che sarà percorso da Raymonda. Entra la giovane Contessina, accolta dai cortigiani impegnati in un valzer e ammira i fiori offerti (Variazione di Raymonda). Il corriere consegna a Raymonda la lettera e alcuni doni del fidanzato, Jeanne de Brienne, che annuncia il ritorno in patria del Re Andrea II d’Ungheria coperto di gloria per le vittorie riportate sugli infedeli. La missiva avverte che lo stesso Cavaliere de Brienne, che aveva combattuto sotto l’insegna del Re, raggiungerà il castello di Doris, non più tardi del giorno successivo, per celebrare le sue nozze con Raymonda. La notizia del ritorno dell’amato rende felice la Contessina.

Tuttavia la gioia di Raymonda sta per essere turbata. Il Siniscalco annuncia l’arrivo del Cavaliere Saraceno Abderakhman. La giovane, sorpresa, rimane attonita, ma la Contessa Sibilla dà ordine di accogliere l’ospite. Al suo ingresso, Abderakhman, dopo aver porto i suoi omaggi a tutti gli astanti, spiega che ha osato presentarsi al Castello, in occasione dell’onomastico della Castellana, per porgere auguri e doni a Raymonda, della quale era ben nota la squisita bellezza. Quando la giovane declina l’offerta dei doni, Abderakhman, disilluso, confida al suo scudiero che non gli rimane altro che rapire la giovane. Mentre il Siniscalco introduce i vassalli venuti a festeggiare Raymonda, la giovane rilegge la lettera del fidanzato e la Contessa Sibilla invita il Saraceno a sedersi al suo fianco per assistere alle danze. Abderakhman accetta di buon grado, ma, sempre più determinato a rapire la giovane, si mostra poco interessato a ciò che sta accadendo, dedicandosi esclusivamente ad ammirare Raymonda (NOTA 3).
 

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Entrano i vassalli e porgono i loro auguri a Raymonda. I festeggiamenti vengono coronati da una serie di danze.
Pas d’ensemble:
- Valse provençale, corpo di ballo;
- Variazione per Raymonda, generalmente attribuita a Petipa, ma dovuta a Olga Preobrajenskaya (NOTA 4), poi sostituita dalla seguente
- Interpolazione - Pizzicato, variazione di Raymonda creata da Fedor Lopukhov per Lubov Egorova (NOTA 4);
- Coda, tutti
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Terminate le danze, Raymonda ordina al Siniscalco di preparare, per l’arrivo del suo fidanzato, un’accoglienza sontuosa e di organizzare una cour d’amour in suo onore. Il Siniscalco, a un ordine della Contessa, accompagna i vassalli e tutti gli ospiti si ritirano, mentre si fa sera e la terrazza inizia a risplendere alla luce della luna. Raymonda è rimasta sola coi due trovatori e le due amiche più intime. La Contessina accompagna col liuto la danza delle due coppie di amici, poi consegna lo strumento a un’amica ed ella stessa mostra alla piccola compagnia una nuova danza, come segue.
La romanesque:
- Prelude;
- La romanesque, pas de quatre (le due amiche e i due trovatori);
- Fantasie, variazione di Raymonda (con la sciarpa, dono appena inviato da de Brienne)
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Provata da tutte le emozioni della giornata, Raymonda si distende sul tappeto per riposare, mente i paggi le fanno aria coi ventagli e l’amica Clémence suona per lei una melodia dolcissima col liuto. Improvvisamente tutti sono presi da un torpore magico: i paggi e tutti i presenti si addormentano, tranne Raymonda, che li osserva stupita. Appare la Dama Bianca al chiarore lunare e, con un gesto imperioso, intima a Raymonda di seguirla. Costei non può che obbedire e seguire l’antenata, soggiogata da un potere misterioso e accompagnata da una musica dolcissima e seduttiva (Entract symphonique).

Seconda scena: Visions; la terrazza del Castello della Contessa di Doris circondata da un parco fitto. La Dama Bianca procede silenziosa lungo la terrazza, mentre Raymonda la segue come in trance. A un cenno della Dama la terrazza si copre di nebbia fitta; quando, gradualmente, questa si dirada, Raymonda è di fronte a una incredibile visione: appare la figura di Jean de Brienne coi suoi Cavalieri, circondati da giovani fanciulle che li incoronano con serti di fiori. La Dama Bianca indica a Raymonda il suo fidanzato e la Contessina, felice, si getta tra le sue braccia.
Grand Pas d’action:
- Grand adage per Raymonda e Jean de Brienne;
- Grande valse fantastique, corpo di ballo;
- 1a Variazione per una solista;
- 2a Variazione per una solista;
- Variazione di Raymonda (tagliata da Petipa dalla produzione originale) (NOTA 5);
- interpolazione - Variation di Petipa per Pierina Legnani (Valse da Scénes de Ballet di Glazunov) (NOTA 5);
- interpolazione di Konstantin Sergeyev per se stesso dei primissimi anni ‘40 su Danse des enfants, la musica d'apertura dell’
Atto III (NOTA 8);
- Grand coda, tutti
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Raymonda esprime la sua gioia alla Dama Bianca, che, tuttavia, l’ammonisce di stare in guardia per ciò che l’aspetta. La giovane fa per tornare dal fidanzato, quando, al suo posto, le si para davanti l’apparizione di Abderakhman. Mentre il buio si fa ancor più fitto, il Saraceno dichiara a Raymonda il suo amore per lei, ma la giovane lo respinge indignata. La terrazza si riempie di apparizioni di ogni genere, Raymonda implora la Dama Bianca perché la soccorra, Abderakhman sta per rapirla e, sopraffatta, la donna perde i sensi, mentre le apparizioni le danzano attorno. Ma è l’alba e ai primi raggi del sole le apparizioni scompaiono assieme ad Abderakhman e alla Dama Bianca. Sopraggiungono le amiche e i paggi, che, assieme a un servitore, soccorrono la fanciulla svenuta e la rianimano.

 

Atto II. Cour d’amour; una corte interna nel Castello di Doris.
Arrivano i nobili, le dame, i cavalieri e i castellani del circondario, invitati alla cour d’amour. Sopraggiungono anche trovatori e menestrelli, seguiti dal Siniscalco, da Raymonda e dalla Contessa Sibilla. Raymonda saluta e ringrazia gli ospiti d’essere intervenuti e si compiace per l’importante accoglienza che, con la loro presenza, hanno preparato per il suo fidanzato. Tuttavia non riesce a nascondere il suo disagio per il ritardo di de Brienne. Abderakhman entra con tutto il suo seguito, sorprendendo Raymonda, che chiede al Siniscalco di allontanare l’ospite non invitato. Prontamente la Contessa Sibilla la persuade che nel giorno della sua festa è disdicevole rifiutare l’ospitalità. Il Cavaliere Saraceno, sempre più preso dalla bellezza di Raymonda, le dichiara audacemente la sua passione, offrendole un’esistenza nel lusso e nel piacere. La giovane ne è spaventata e cerca di essere evasiva.
Pas d’action:
- Grande adage;
- Variation per una solista;
- Variation per una solista;
- Variation per un solista (oggi non più eseguita in questo contesto, ma sovente spostata nel Grand Pas Classique hongrois al III Atto ed affidata al personaggio di Jean de Brienne) (NOTA 9);
- Variation di Raymonda;
- Grand coda
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Abderakhman fa venire i suoi schiavi perché intrattengano Raymonda con le loro danze. Dietro comando del Saraceno costoro si esibiscono magnificamente, ma Raymonda continua a rifiutare le attenzioni di Abderrakhman, mentre gli invitati brindano in onore della festeggiata.
Grand Divertissement:
- Entrée;
- Pas des esclaves sarrasins;
- Pas des Moriscos (al debutto allievi della Scuola Imperiale di Balletto);
- Danse sarrasine;
- Panadéros (danza spagnola);
- Danse orientale (tagliata da Petipa dalla produzione originale);
- Coda o Bacchanale générale
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Durante il Baccanale che conclude le danze, lo stesso Abderrakhman e i suoi schiavi tentano di rapire Raymonda e di fuggire con la giovane, ma, all’improvviso, proprio quando Raymonda è nelle mani dei suoi rapitori, sopraggiunge Jean de Brienne assieme al Re Andrea II e a tutto il suo seguito.
Il cavaliere libera Raymonda dagli schiavi che intendono rapirla e sferra un attacco ad Abderakham, ma il Re li ferma per invitarli a regolare la loro contesa con un cavalleresco duello. I due rivali acconsentono immediatamente, gli armigeri portano loro le armi adatte alla tenzone e, mentre il Re prende Raymonda sotto la sua protezione, i contendenti iniziano a combattere. Sullo sfondo appare il fantasma della Dama Bianca e, dopo una breve serie di colpi da entrambe le parti, l'esito del duello è in parte condizionato dalla Dama Bianca che, con uno specchio, abbaglia il Saraceno: Jean de Brienne riesce ad infliggere una ferita mortale al capo di Abderrakhman (NOTA 10). I suoi attendenti portano via il corpo esanime, mentre gli armigeri reali circondano gli schiavi. Il Re unisce le mani della giovane coppia di innamorati.

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Atto III. Le festival des noces; un giardino nel Castello del Cavaliere Jean de Brienne.
Si svolge una grande festa di matrimonio per celebrare l’unione di Raymonda con Jean de Brienne, alla quale è presente il Re Andrea II.
- Introduction;
- Grand cortège hongrois;
- Rapsodie - Danse des enfants (quadro tagliato in seguito; Konstantin Sergeyev nel 1948 ne utilizzò la musica per una variazione da affidare a Jean de Brienne, spesso, ma non sempre, collocata nella seconda scena del I Atto, durante il Grand pas d’action di Visions (NOTA 9);
- Palotás (Danza nazionale ungherese);
- interpolazione - Mazurka (su musica da Scénes de Ballet di Glazunov ), (NOTA 7)
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In onore dell’ospite illustre viene offerto un divertissement di danze ungheresi.
Grand Pas Classique Hongrois detto anche Raymonda Pas de Dix
- Entrée;
- Grand adage - Pas de dix;
- Variation;
- Variation;
- Danse pour quatre danseurs (Enrico Cecchetti NOTA 8);
- Variation de Raymonda;
- interpolazione - Variation pour Sergeyev (presa dal Pas d'action del secondo atto, circa 1941, e affidata al personaggio di Jean de Brienne) (NOTA 8);
- Grand coda;
- Galop générale;
- Apothéose
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NOTA 3: Il ruolo di Abderakhman e la sua prima entrata. Al debutto si trattò di un ruolo di sola pantomima, creato da Pavel Gerdt, all’epoca già sessantenne. Solo successivamente è diventato un ruolo danzato, in modo particolare a partire dalla versione di Yuri Grigorovich, creata nel 1984 al Bolshoi di Mosca con Natalia Bessmertnova come Raymonda e Gedaminas Tarandas come Abderakhman. Nella versione iniziale, completata da Petipa a ridosso del debutto, nella prima scena del primo Atto, dopo l'arrivo del messaggero e dei vassalli, mancava quello di Abderakhman, come da libretto. Si passava subito ai festeggiamenti, seguiti dal momento d’intimità di Raymonda con le due amiche e i due trovatori. Nel successivo Visions, il sogno in cui a Raymonda appariva Jean de Brienne, la fanciulla abbracciava il fidanzato per trovarsi, poi, al cospetto di una figura sconosciuta e spaventosa: quella di un Cavaliere Saraceno, che appariva per la prima volta in sogno. La Visione era, dunque, una sorta di premonizione: lo sconosciuto apparso in sogno si sarebbe presentato alla festa del giorno successivo come il cavaliere Saraceno Abderakhman e, in quella circostanza, avrebbe palesato la sua passione per Raymonda. Petipa, da sempre insoddisfatto della drammaturgia, che, nonostante i miglioramenti, rimaneva debole e sconclusionata, all'ultimo momento ebbe l’idea di aggiungere una scena che avrebbe dato maggior senso alla Visione di Raymonda. Si tratta della scena ulteriore che anticipa l’arrivo di Abderakhman già durante la prima scena del I Atto, dopo la lettura della lettera di Jean de Brienne e appena dopo l’arrivo dei vassalli. In questo modo, poi conservato dalla maggior parte delle successive versioni, la Visione non aveva più il carattere di oscura preveggenza, ma iniziava come il sogno gradito dell’amore lontano, mutato in un incubo, che rifletteva lo spiacevole, ma concreto incontro di poche ore prima. Per l’interpolazione non era ovviamente prevista musica alcuna e Glazunov dovette comporla in grande urgenza, pochi giorni prima del debutto, dietro richiesta di Petipa. Questa è la ragione per cui non figura nelle prime edizioni della riduzione per pianoforte.
La versione del balletto curata da Gillian Whittingham da Loris Gai e Carla Fracci da Marius Petipa (per il passo a due del III atto e le variazioni di Raymonda) per l’Opera di Roma e la ricostruzione filologica di Sergei Vikharev per la Scala di Milano non prevedono l'arrivo di Abderakhman durante la prima scena del I Atto.

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NOTA 4: La Variazione di Raymonda “Pizzicato”. Nel primo Atto, dopo l’arrivo del messo con la lettera di de Brienne, sopraggiungono i vassalli per porgere gli auguri a Raymonda e inizia una suite di danze col Pas d’ensemble, che contiene il celebre Valzer provenzale per il corpo di ballo e la variazione “Pizzicato” per Raymonda. Apprendiamo da Lopukhov che quella oggi proposta nulla ha a che fare con la variazione in origine concepita da Petipa. Secondo Lopukhov, quando il ruolo di Raymonda passò ad Olga Preobrajenskaya, la versione di Petipa della variazione non si adattava alla sua figura minuscola e, così, la ballerina la alterò adattandola alle sue doti, ma per molto tempo questa seconda fu erroneamente ritenuta la variazione originale di Petipa. Quando il balletto fu ripreso da Lopukhov per Lubov Egorova si ripeté quanto era accaduto alla Preobrajenskaya: questa volta fu Egorova a trovarsi a disagio nel ballare la variazione di Preobrajenskaya e, così, chiese a Lopukhov di crearne una nuova che le fosse congeniale. Testimonia Lopukhov che, per non subire obiezioni, Egorova convinse Pavel Gerdt che era stato proprio Petipa a creare quella versione alternativa per Pierina Legnani. Persuaso, Gerdt ebbe occasione di identificare la variazione di Lopukhov come una creazione del Maestro marsigliese, la notizia si diffuse e -racconta sempre Lopukhov- gli appassionati cominciarono a discutere per decidere quale delle “due variazioni di Petipa” fosse la migliore, ignari che nessuna delle due aveva qualcosa a che fare col grande coreografo. Oggi è sostanzialmente rappresentata la variazione di Lopukhov.

NOTA 5: La Variazione di Raymonda nel Grand Pas Visions. Petipa protestò la musica composta per la Variation di Raymonda, da eseguire nel Grand Pas d’action del primo Atto, scena seconda, durante Visions, il sogno della giovane. Questa variazione è usualmente tagliata anche nelle produzioni più recenti. Per rimediare, Glazunov mise insieme musica alternativa per violino solo come variazione di Raymonda, aggiustando per essa il Valzer mutuato da Scenes de Ballet, una sua composizione del 1894. E Petipa coreografò questa musica alternativa per Pierina Legnani.

NOTA 6: Il Pas des Moriscos, Atto II. Su richiesta del coreografo, Glazunov dovette aggiungere una breve introduzione alla danza dei ragazzi arabi, collocata al secondo atto, durante il divertissement di danze ispano-moresche, ballato dal seguito di Abderakhman per affascinare Raymonda.

NOTA 7: La mazurka per La Danse des Enfants, Atto III. Al debutto, all'inizio del III Atto, al Grand cortège hongrois seguiva l'interpolazione di una Danse des enfants, eseguita dagli allievi della Scuola di Ballo Imperiale di San Pietroburgo. Fu Petipa a richiedere che Glazunov mutuasse la mazurka del suo lavoro già saccheggiato Scenes de Ballet per ila Danse des enfants all'inizio del III Atto. L’aggiunta figura nella pubblicazione originale della partitura e, dunque, è verosimile che il cambiamento sia avvenuto in una fase iniziale del lavoro. Generalmente oggi il numero Danse des enfants non è più eseguito, poiché, negli anni '40, Konstantin Sergeyev ha utilizzato la musica d'apertura dell'Atto III per aggiungere una variazione maschile, in seguito mantenuta, sebbene con diverse collocazioni (vedi la successiva NOTA 8);

NOTA 8: La variazione maschile aggiunta. La versione originale di Petipa, pur dando spazio alla danza di Jean de Brienne in adagi e code, non prevedeva alcuna variazione per il protagonista. Fu Konstantin Sergeyev a interpolarne una da lui coreografata in occasione della sua ripresa di Raymonda nel 1948 al Marijnski (all’epoca Kirov). Per l’interpolazione Sergeyev utilizzò la musica d’apertura del III Atto, La Danse des enfants. La variazione è rimasta nelle successive riprese, anche le più recenti, tuttavia le numerose messe in scena la collocano in momenti differenti. Il più delle volte, però, Jean de Brienne la interpreta nella seconda scena del I Atto, durante il Grand pas d’action di Visions, quando appare in sogno a Raymonda.

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Nota 9: Variazioni maschili originali. Sebbene nella versione del 1898 non fosse prevista alcuna variazione per Jean de Brienne, con Raymonda Petipa, pur continuando a conferire posizione centrale alla danza femminile, lasciò ampio spazio a quella maschile. Così proseguì e rafforzò quella rivalutazione di quest’ultima, già iniziata con le sue coreografie dell’avanzata maturità. In esse aveva ridotto, a favore della danza maschile pura, quei momenti di pantomima che, all’inizio della carriera, aveva affidato al protagonista per far evolvere la drammaturgia. Innanzi tutto il ruolo di Jean de Brienne non si limitava a quello di accompagnatore dell'étoile negli adagi dei Grand pas, ma aveva passaggi virtuosistici nelle code e nel galop. Inoltre nell’Atto II di Raymonda, durante il Grand pas d’action che coinvolge Raymonda ed Abderakhman, dopo due variazioni femminili, era prevista una terza variation maschile per un solista anonimo. Col tempo questa è diventata appannaggio di Jean de Brienne ed è usualmente proposta nel terzo Atto durante il Grand Pas hongrois. Inoltre, è emblematico il fatto che, pare dietro suggerimento avanzato da Enrico Cecchetti, che assisteva alla creazione, Petipa abbia introdotto nel Grand pas hongroise la Danse pour quatre danseurs, una lunga e virtuosistica variazione per quattro ballerini. L’ipotesi che Cecchetti abbia avuto la paternità almeno dell'idea è stata avanzata da Serge Lifar nel 1954. A sostegno di ciò concorrono sia il fatto che stilisticamente è di chiara derivazione dalla scuola italiana. sia un precedente illuminante: una variazione per quatto solisti era apparsa nel 1872 nel balletto La donna di marmo, creato da Cesare Cecchetti, il padre di Enrico, al Teatro La Pergola di Firenze; ancor più decisivo è il fatto che uno dei quattro solisti sia stato proprio Enrico Cecchetti (Gianandrea Poesio, Enrico Cecchetti, The influence of Tradition, in [H], p. 126).
Mentre il giovane Petipa aveva costruito la sua fama anche sottolineando i contenuti drammatici con lunghi e complessi passaggi pantomimici, in seguito enfatizzò il gusto della danza per la danza, in parte offuscando la narrazione. Il grande coreografo con La Bella Addormentata nel Bosco aveva già sviluppato una coreutica che rifletteva il carattere sinfonico della partitura, fondendo in “un tutto armonico il caleidoscopio delle danze e delle numerose scene” (Olga Rozanova, [R] pag. 9). La medesima chiave sinfonica ripropose nella coreografia di Raymonda e, nell'insistere sull'atteggiamento già praticato con La Bella Addormentata nel Bosco, Petipa licenziò col nuovo balletto un vero e proprio trionfo della danza sulla drammaturgia.

NOTA 10: il ruolo della Dama Bianca. È interessante rilevare come il ruolo pantomimico della Dama Bianca abbia nella versione originale una funzione determinante nell'economia della vicenda, poi persasi nelle successive riprese e ritrovata chiaramente nella ricostruzione di Vikharev. In Visions la Dama presenta a Raymonda le due possibilità che le si offrono: con Jean de Brienne sceglierà l’amore cortese, inteso come un modo di educare l'anima, come fonte di ogni bontà e bellezza, come perfezione. A questa sorta di amor sacro si contrappone l'amore che si nutre di agi, piaceri e divertimenti, ancorché colti e raffinati. Questo è il tipo di vita che le offrirà il Saraceno e, naturalmente, la scelta di Raymonda condizionerà in modo netto il futuro della casa di Doris. Il saraceno soccomberà in duello, ma l’esito è condizionato dalla Dama Bianca che, con uno specchio, lo abbaglia, forzando la scelta di Raymonda e incanalando il destino della Casa di Doris in una direzione convenzionale.

 

La fortuna della versione Petipa. Con Raymonda l’ormai ottuagenario Marius Petipa riuscì ad assestare un altro colpo da maestro, aiutato dalla felicissima musica del giovane compositore emergente Alexander Glazunov. Non fu certo la sua ultima creazione e nemmeno il suo ultimo successo, ma fu l’ultimo, tra i suoi capolavori, che sopravvisse al tempo e alla storia, per giungere sino a noi, godendo di una longevità non inferiore a quella dei balletti su musiche di Tchaikovsky. Il consenso di pubblico e di critica andò oltre le più rosee aspettative degli autori: il sinfonismo multietnico della partitura incantò persino i decani della critica russa e apprezzatissimi furono la fantasia, l’originalità e il gusto artistico delle variazioni e dei pezzi d’assieme creati da Petipa. Al trionfo del balletto contribuì anche un cast stupefacente che comprendeva sia le vecchie glorie che i giovani più promettenti: dalla prima ballerina assoluta Pierina Legnani, nel ruolo del titolo, all’emergente Sergei Legat come Jean de Brienne, dal già affermato fratello, Nicolas Legat, al sessantenne Pavel Gerdt nel ruolo di pura pantomima di Abderakhman (o Abderam), da Olga Preobrajenskaya e Yekaterina Geltzer, di lì a pochi anni grandi Raymonde esse stesse, a molte altre celebrità. La produzione si avvalse dell’ingegno degli scenografi, che concepirono mirabolanti interni ed esterni del castello di Doris e del gusto sicuro del Principe Vsevolosky che disegnò i costumi medievali. Queste sono le ragioni principali di un successo indiscusso, ma ad esso contribuì anche il dispiego imponente del corpo di ballo pietroburghese presente in scena al gran completo per effetti d'insieme oggi improponibili.
Nel corso del Primo atto del balletto sopraggiungono i vassalli per porgere i loro auguri a Raymonda e i festeggiamenti vengono coronati da una Valse provençale, al debutto danzata da ben 24 coppie, seguita da Pizzicato, una variazione per Raymonda successivamente sostituita da una omonima coreografata da Fedor Lopukhov per Lubov Egorova. Dei 48 artisti impegnati nella Valse provençale conosciamo i nomi, che furono pubblicati nel libretto del balletto ([W], pag.394-95). Era stato lo stesso Petipa a scrivere nelle istruzioni lasciate a Glazunov:

N°14 - Grand Pas Valzer per 48 corifei e la prima ballerina; valzer cantabile e grazioso, molto ritmato all’inizio. Dopo 128 battute, cambio per 52 battute pizzicato, 2/4 per l'assolo della prima ballerina. In seguito, ancora 64 battute con il valzer. Crescendo con tutti dell’orchestra” ([R], pag. 36).

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Il successivo classicissimo Grand Pas Visions impegna Raymonda, Jean de Brienne, sotto forma di apparizione in sogno, e il corpo di ballo: alla prima in scena comparivano Raymonda, il suo doppio, Jean de Brienne e altre 46 ballerine accompagnate da 11 ballerini, un dispiego di artisti oggi del tutto impensabile. Anche i nomi di questi 60 artisti figurano nel libretto del balletto ([W], pag. 395). L’insieme era completato dagli Amorini, interpretati da allieve della Scuola Imperiale di Balletto; altri allievi e allieve erano in scena come “farfadet” o folletti, piccole creature caratteristiche del folklore francese, presenti nella Vandea e nel Poitou.
Il Secondo atto inizia coi festeggiamenti per Raymonda, in attesa dell’arrivo del fidanzato. È presente Abderakhman, che la corteggia, cercando di ammaliarla con danze e giochi offerti dal suo seguito. Inizia un Grand divertissement di danze di carattere ispano-moresche, al quale nel 1898 parteciparono 30 coppie di artisti per il Pas des esclaves sarrasins, seguite da una quantità di allievi della Scuola Imperiale di Balletto di San Pietroburgo, impegnati nel Pas de Moriscos. Dopo la Danse sarrasine, per Skorsyuk e Gorsky, 16 ballerine accompagnavano Maria Petipa e Lukyanov, i due solisti di Panadéros, le danze spagnole. Anche nel caso di questo divertissement ci sono giunti i nomi di tutti gli interpreti, presenti nel libretto originale ([W], pag. 396). Al debutto Petipa tagliò la danza orientale, per passare subito alla Coda o Bacchanale générale, durante il quale si arrivò ad oltre 100 presenze in scena, se si includono gli innumerevoli coppieri e i ragazzi arabi, interpretati dagli allievi della scuola di balletto.
Il Terzo atto è dedicato ai festeggiamenti delle nozze tra Raymonda e Jean de Brienne e anche questo, al debutto, fu prodotto con uno sfarzo e una partecipazione numerica stupefacenti. Il gala si apre con un Grand cortège hongrois, seguito da una Rapsodie, che alla prima fu danzata da uno stuolo di piccolissimi allievi della Scuola Imperiale di Balletto, poi i solisti della danza nazionale ungherese Palotàs, alla prima Olga Preobrajenskaia e Alfred Bekefi, erano accompagnati da 20 coppie e altre 12 completavano la successiva Mazurka, guidata da Felix Ksesinsky e Maria Petipa. I festeggiamenti avvengono alla presenza del Re d’Ungheria Andrea II e in suo onore viene offerto un divertissement di danze ungheresi. Si tratta del Grand Pas hongrois, che vede in scena, oltre a quella protagonista, altre 8 coppie di danzatori solisti, impegnati in un'Entrée e un Adage. La Danse pour quatre danseurs, introdotta dietro suggerimento di Enrico Cecchetti, fu creata niente meno che da Sergei Legat, Nicolas Legat, Georgi Kyaksht e Alexander Gorsky. Anche in questo caso sono noti gli artisti impegnati in Palotàs, Mazurka e Pas Classique hongrois, i cui nomi figurano nel libretto del balletto ([W], pag. 396). Al debutto gli artisti in scena nella Grand code formavano una massa imponente completata da innumerevoli comparse nei costumi medievali disegnati dal Principe Vsevolosky e, ancora, le presenze sfioravano il centinaio.

 

NOTA 11. La notazione Stepanov fu messa a punto al Marijnsky da Vladimir Stepanov e, alla sua morte prematura, Alexander Gorsky si fece carico di perfezionare il metodo e di concludere il lavoro del collega, rendendo possibile la notazione delle versioni in repertorio al Marijnsky di molti balletti di Petipa e Ivanov. Inoltre fu responsabile dell’introduzione del metodo Stepanov come materia curricolare della Scuola Imperiale di Balletto e lo insegnò egli stesso. Fu lo stesso Petipa a volere che molti balletti in repertorio al Marijnsky fossero fissati a imperitura memoria, facendoli annotare secondo il metodo Stepanov. Al Marijnsky il lavoro di notazione durò per 25 anni, durante i quali si fissarono 24 creazioni, alcune solo parzialmente o in modo approssimativo, altre con precisione e compiutezza. A seguito della rivoluzione del 1917, il maître principale del Balletto Imperiale di San Pietroburgo, Nikolaj Sergeyev, fuggì dalla Russia e, temendo la fine del balletto classico, trafugò i volumi che contenevano la notazione effettuata sino al momento e la documentazione sulle scene e i costumi relativi. Utilizzò egli stesso il materiale per mettere in scena alcuni classici, ad esempio The Sleeping Princess voluta da Diaghilev e La Bella Addormentata nel Bosco per il Vic Wells, poi Royal Ballet, commissionatagli da Ninette de Valois. Per parecchio tempo Sergeyev e Mona Inglesby proposero versioni di classici abbastanza fedeli agli originali, grazie alla documentazione in loro possesso e ai ricordi del primo, finché negli anni ’60 i preziosi volumi con la notazione Stepanov vennero venduti alla Sezione Teatrale dell’Università di Harvard, Massachussets, ove sono tuttora custoditi.
Occorre avvertire che decodificare la notazione Stepanov non è come leggere uno spartito: a volte è come se ci fosse annotato solo un codice genetico, ossia solo il mattone costitutivo dell’intero individuo, o un tema musicale senza cadenze, che vanno rimontate fedelmente allo stile. Bisogna essere profondi conoscitori del mondo del balletto per sapere come il codice vada ripetuto e manipolato per ridare un’intera variazione. In certi casi speciali la ricostruzione può anche non essere univoca, ma la documentazione e i confronti con versioni storiche effettuate nei primi decenni del '900 da Nikolaj Sergeyev, già maître principale al Marijnski a inizio secolo, nei casi più felici forniscono molto più di ottime approssimazioni.