Era il 2008 quando Adam Linder si aggiudicava il Place Prize, all’epoca il massimo riconoscimento per la coreografia nel Regno Unito, prima di sparire quasi dai radar. Trasferitosi a Berlino, mancava dalle scene londinesi da parecchio tempo. Ora segna il suo ritorno con una creazione per il Ballet de Lorraine. Il pezzo, intitolato “Acid Gems”, è una chiara e audace rivisitazione del balletto astratto “Jewels” ideato da George Balanchine nel 1967. Dimenticate le ricche sfumature di smeraldi o rubini dell’originale. Qui la scena è dominata da tonalità neon acide e pungenti, con un fondale immerso in un rosa acceso e una palette di colori artificiali curati dall’artista Shahryar Nashat.
Nonostante Linder abbia preso le distanze dal balletto tradizionale dopo essersi formato alla Royal Ballet School, il dialogo con le sue radici è ancora vivo. Inizialmente l’opera sembra strizzare l’occhio più allo stile di Sharon Eyal che a quello di Balanchine. Sguardi distaccati, un’atmosfera velatamente inquietante, ondulazioni lente e fianchi sporgenti si fondono mentre i ballerini si muovono compatti nelle loro tute in Lycra. Poi la prospettiva si allarga verso territori più complessi. Il lavoro esplora i confini delle forme passando da salti entrechat ad angoli spigolosi, fino a sfociare in una variante del Running Man, gestendo una geometria essenziale con assoluta lucidità.
Rave, clavicembali ed eccessi in palcoscenico Quella stessa estetica androgina, sexy e da club intercettata da Linder fa da punto di partenza anche per “a Folia”, il lavoro di Marco da Silva Ferreira. Il coreografo portoghese, già finalista lo scorso anno al premio Rose, porta in scena un’atmosfera da pista da ballo a notte fonda. Avvolti in una foschia scura, i danzatori sfoggiano costumi eccentrici: frange, spalline, tessuti tie-dye, strappi, cinturini e un insolito body color carne abbinato a una coda di cavallo verde.
Improvvisamente, una melodia in 4/4 un po’ rigida cede il passo agli arpeggi al clavicembalo della sonata per violino “La Folia” di Corelli, riadattata dal compositore Luis Pestana. Il gruppo si scatena. La folla festante urla mentre i ballerini si esibiscono in acrobazie sfrontate. L’idea di Da Silva Ferreira è palese: un raduno in cui si balla in modo selvaggio e libero ha il potere di cambiare il mondo. Questa esaltazione dell’eccesso ricorda a tratti la vita di corte edonistica della serie tv “The Great”, fondata sull’esibizionismo. Verso la fine il pezzo tende forse a compiacersi un po’ troppo, finendo per somigliare a un ospite che si trattiene alla festa oltre il dovuto, ma resta senza dubbio un momento di vitalità incontenibile.
Il fascino immortale del romanticismo a Torino Se a Londra la danza esplora le luci strobo e la sperimentazione contemporanea, in Italia il palcoscenico si prepara a riabbracciare la tradizione più pura. Il Teatro Grande Valdocco di Torino diventerà la cornice di un imperdibile appuntamento con la classicità, ospitando il Balletto del Teatro dell’Opera Nazionale della Romania di Iasi. Segnatevi la data: il 4 gennaio 2025 alle ore 20:30. Sarà un’occasione preziosa per i puristi del balletto, ma anche per i neofiti curiosi di avvicinarsi a questa forma d’arte.
Per la prima volta calcherà le scene del teatro cittadino Cristina Djmaru, prima ballerina solista del Teatro dell’Opera e Balletto di Bucarest. Assieme al corpo di ballo porterà in scena il balletto classico per antonomasia: “Giselle”. Parliamo di un’opera capace di attraversare le generazioni, incantando il pubblico con la sua narrazione che mescola atmosfere romantiche, paesaggi lunari e suggestioni stregate, portando a galla passioni umane viscerali.
Inganni, gelosie e spiriti vendicativi Dietro la genesi di questo capolavoro troviamo un libretto firmato da Théophile Gautier, basato su racconti della mitologia tedesca recuperati da Heinrich Heine, mentre la celebre partitura è di Adolph Adam. La trama unisce semplicità e misticismo. Giselle è una giovane contadina corteggiata dal cacciatore Hilarion. Quest’ultimo guarda con sospetto il rivale Loys, che in realtà è il principe Albrecht in incognito. Albrecht fa innamorare la ragazza, la quale, all’oscuro di tutto, lo considera già il suo promesso sposo. Durante la festa della vendemmia, Giselle balla felice con il suo amato, ignorando le raccomandazioni della madre che cerca di metterla in guardia raccontandole la sinistra leggenda delle Villi.
L’illusione crolla con l’arrivo di una battuta di caccia guidata dal Duca e da sua figlia Bathilde, la vera fidanzata di Albrecht. Dopo che Giselle ha danzato per la principessa ricevendone in dono una collana, Hilarion approfitta della situazione. Consumato dalla gelosia, smaschera il principe suonando il corno per richiamare i nobili. Albrecht cerca di salvarsi la faccia con Bathilde, minimizzando il suo travestimento come un semplice capriccio campestre. Il dolore è troppo forte da sopportare. Giselle perde la ragione e muore disperata tra le braccia della madre.
Il sipario del secondo atto si alza sul regno soprannaturale delle Villi. Guidate dalla spettrale regina Myrtha, le anime delle fanciulle morte prima delle nozze accolgono Giselle tra loro. Quando Albrecht giunge pentito per posare dei fiori sulla tomba, l’immagine evanescente della ragazza gli appare e lui la segue nella foresta. Arriva anche Hilarion, che viene spietatamente accerchiato dagli spiriti e costretto a danzare fino a morirne. Un destino che toccherebbe anche al principe, se non fosse per l’amore immutato di Giselle. Sarà lei a proteggerlo, sostenendolo in un ballo estenuante fino alle prime luci dell’alba, momento esatto in cui gli spettri si dissolvono per sempre.