Il mondo del balletto internazionale sta vivendo giorni di forti contrasti. Le storiche istituzioni europee si trovano ad affrontare crescenti tensioni interne e dimissioni repentine. Allo stesso tempo, le compagnie americane festeggiano traguardi inaspettati e debutti prestigiosi oltreoceano. Due vicende apparentemente lontane raccontano bene la complessità e l’imprevedibilità del panorama teatrale di oggi.
Caos ad Amburgo: Demis Volpi lascia la direzione
Il Consiglio di Sorveglianza dell’Opera di Stato di Amburgo ha ufficializzato in queste ore la risoluzione anticipata del contratto di Demis Volpi. Subentrato appena all’inizio della stagione 2024/2025 per raccogliere la pesante eredità del leggendario fondatore John Neumeier, il direttore di balletto lascia l’incarico con effetto immediato a partire dal 10 giugno 2025. Le parti hanno optato per un’uscita consensuale, decisione arrivata al culmine di mesi a dir poco burrascosi.
La tensione tra la nuova direzione e la compagnia aveva ormai raggiunto il punto di rottura, provocando una vera e propria fuga di talenti. Ben cinque primi ballerini su undici hanno rassegnato le dimissioni: Alexander Trusch, Madoka Sugai, Christopher Evans, Jacopo Bellussi e Alessandro Frola, con quest’ultimo in procinto di trasferirsi a Vienna. Il malcontento era dilagante. Più della metà dei 63 membri del corpo di ballo ha denunciato condizioni di lavoro insostenibili. I danzatori hanno indirizzato una dura lettera al ministro della cultura Carsten Brosda, accusando Volpi di aver creato un ambiente di lavoro tossico, puntando il dito contro la sua mancanza di leadership, le scarse competenze artistiche e un clima di profonda sfiducia. Nemmeno l’assunzione di un coach specializzato nella gestione dei processi di cambiamento nel campo delle arti performative è servita a mediare la situazione.
Volpi ha commentato la vicenda spiegando che la sua visione artistica non poteva più trovare spazio nelle attuali circostanze della compagnia, malgrado i grandi sforzi congiunti. Fare un passo indietro è sembrata l’unica soluzione logica per tutelare tutte le parti in causa. Il Consiglio di Sorveglianza ha espresso dispiacere per il mancato punto d’incontro, ringraziando l’ormai ex direttore per l’impegno profuso e augurandogli il meglio per la sua carriera.
Una transizione divisa a tre
Per arginare la crisi, si è optato per una soluzione ponte fino al termine della stagione 2025/2026. L’Hamburg Ballet sarà guidato da una gestione ad interim condivisa. Ne faranno parte il vicedirettore artistico Lloyd Riggins, la vicedirettrice della scuola di ballo Gigi Hyatt e il direttore operativo Nicolas Hartmann, il quale assumerà provvisoriamente anche l’incarico di Direttore Generale. Carsten Brosda ha confermato che questa direzione corale porterà avanti il lavoro secondo i piani già stabiliti, cercando di bilanciare tradizione e modernità. Nel frattempo, verranno attentamente create le condizioni per trovare un successore a lungo termine.
Il sogno londinese del Tulsa Ballet
Mentre in Germania si cerca faticosamente di ritrovare l’equilibrio, dall’altra parte del mondo si respira un’aria decisamente diversa. Il Tulsa Ballet si prepara a calcare il palcoscenico della Royal Opera House di Londra, traguardo che molti considerano l’equivalente di esibirsi nel “Vaticano” della danza. Subito dopo gli spettacoli previsti in Oklahoma tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, la compagnia volerà nel Regno Unito per presentare il programma “Made in America” dal 13 al 17 maggio.
Marcello Angelini, direttore artistico della formazione americana, fatica ancora a metabolizzare la notizia. Ammette di dover controllare periodicamente il sito del Royal Ballet per autoconvincersi che sia tutto vero. I numeri, in fondo, parlano chiaro. Il Tulsa Ballet opera con un budget di circa 8,5 milioni di dollari, una cifra minuscola di fronte ai 227 milioni del colosso londinese. Essere invitati non è cosa da tutti. La Royal Opera House seleziona pochissime compagnie straniere ogni anno; per questa stagione, oltre ai ballerini dell’Oklahoma, l’onore toccherà solamente alla Paul Taylor Dance Company di New York, vero e proprio pilastro della danza statunitense.
La genesi di questa trasferta ha quasi dell’incredibile. L’invito è nato da una chiacchierata informale tra Angelini e Kevin O’Hare, direttore del Royal Ballet, avvenuta nel 2023 durante il prestigioso festival Jacob’s Pillow in Massachusetts. O’Hare era lì per un sopralluogo in vista del debutto della sua compagnia nella stessa rassegna l’anno successivo. Dopo lo spettacolo di chiusura, affidato proprio al Tulsa Ballet, Angelini ha proposto, quasi per scherzo, di portare i suoi ballerini a Londra. La risposta di O’Hare è stata un sì convinto.
Il ritorno in patria di Edward Truelove
Per Edward Truelove, solista britannico del Tulsa Ballet, questa tournée rappresenta la perfetta quadratura del cerchio. Originario di Filey, nel North Yorkshire, il danzatore ha l’opportunità unica di tornare a esibirsi davanti al pubblico di casa. Truelove ha iniziato l’avventura alla sbarra ad appena tre anni. È stata la madre a spingerlo verso la danza, cercando un’attività fisica che si distinguesse dal calcio giocato dal fratello maggiore.
Da bambino era quasi sempre l’unico maschio in sala, condizione che gli assicurava ruoli di spicco e tante attenzioni. È solo intorno ai dieci anni, tuttavia, che ha capito la vera natura di quella disciplina. Guardando video di ballerini professionisti adulti mostrati dal suo insegnante, ha compreso che il balletto non era solo un passatempo infantile. A tredici anni la decisione era presa. Per trasformare quel sogno in una professione ha dovuto moltiplicare gli sforzi, affrontando le selezioni per le accademie d’arte e andando a caccia delle borse di studio necessarie per coprire gli altissimi costi di una formazione d’élite, tra rette, vitto, alloggio e abbigliamento tecnico.